Contratto Separato > Blog 2008-2009

gio

23

lug

2009

CONTRATTOSEPARATO.COM COMPIE UN ANNO

E' passato un anno da quando pensammo utile partecipare con un contributo diretto per dare visibilità alla situazione che si era creata a seguito del contratto separato per il rinnovo dei CCNL TDS Confcommercio e Confesercenti. L'obiettivo di questo sito era quello di garantire questa visibilità dando notizie e raccontando degli eventi che riguardavano questa situazione anomala.

Diciamo che siamo riusciti nel nostro intento. Il nostro impegno è stato premiato perché siamo stati raggiunti da oltre 27.000 visite, per una media di oltre 77 visitatori al giorno, con un totale di più di 50.000 pagine visualizzate. Insomma un risultato non disprezzabile del quale dobbiamo ringraziare tutti coloro che ci hanno seguiti.

 

Ora andiamo avanti, consapevoli che da oggi cambierà il senso e l'impegno di questo sito.

 

smile
buon compleanno da http://cevinzo.wordpress.com/
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gio

23

lug

2009

PATTO PER IL LAVORO: LAVORATRICI E LAVORATORI APPROVANO L'INTESA SIGLATA

Con il 91% dei voti favorevoli, il Patto per lavoro siglato da Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs Uil e Confcommercio il 23 giugno scorso, è stato approvato da tutti i lavoratori e le lavoratrici della categoria.
In un mese esatto sono state tenute circa 2000 assemblee in tutta Italia, quasi 38 mila i votanti, una corsa contro il tempo che, grazie all’impegno di tutto il gruppo dirigente, ha fatto sì che fosse presentato a lavoratori e lavoratrici il nuovo documento che vuole superare alcune delle criticità che avevano portato all’accordo separato del 18 luglio dello scorso anno.
I dati se pur non definitivi, mostrano l’ampio consenso delle assemblee: 34459 voti favorevoli, 1904 contrari e 1340 astenuti, confermano l’interesse della categoria a superare la frattura del passato.

 

I risultati della consultazione

 

Intervista a Franco Martini: i perché della firma del patto per il lavoro

 

Fonte: ufficio stampa Filcams CGIL

 

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mer

24

giu

2009

RAGGIUNTA IL 23 GIUGNO 2009 L'INTESA DENOMINATA "PATTO PER IL LAVORO" TRA FILCAMS CGIL, FISASCAT CISL, UILTUCS UIL E CONFCOMMERCIO

E' stata raggiunta il 23 giugno 2009 un’intesa firmata dalle Segreterie Nazionali Filcams Cgil – Fisascat Cisl – Uiltucs Uil e Confcommercio per la difesa dell’occupazione nel settore Terziario, Distribuzione e Servizi.

Le Segreterie Nazionali Filcams Cgil – Fisascat Cisl – Uiltucs Uil prendono atto con soddisfazione che l’intesa, offrendo una interpretazione condivisa dei punti  oggetto dell’accordo separato del 18 luglio 2008 per il rinnovo del ccnl TDS, consente una ricomposizione dei rapporti unitari e la definizione della stesura del testo contrattuale.

L’accordo non risolve tutti i problemi che rendono ancora complesso il quadro dei rapporti sindacali generali, ma rappresenta un segnale positivo ed un incentivo a ricercare con determinazione le ragioni di convergenza, nel rispetto di tutte le posizioni e dimostra che ciò è ancor più possibile ancorando il confronto alla concretezza dei problemi del mondo del lavoro.

 

Sindacati e Confcommercio si danno tempo fino al 24 luglio per arrivare alla firma del nuovo contratto collettivo nazionale.

 

Leggi l'odg del direttivo nazionale Filcams CGIL del 17 Giugno 2009

 

Leggi l'accordo "Patto per il lavoro"

 

Leggi il volantino della Filcams CGIL

 

Intervista a Franco Martini: i perché della firma del patto per il lavoro

 

25 giugno 2009: Patto per il lavoro alla firma anche confersercenti


È stato firmato oggi dalle tre sigle sindacali Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs e Confersercenti il Patto per il Lavoro già firmato martedì sera con Confcommercio.
Con questa intesa, si rafforza l’impegno delle parti a salvaguardare l’occupazione in questo momento di crisi, cercando di favorire la stabilità dei rapporti di lavoro attraverso tutti gli strumenti previsti dalla legge, per evitare i licenziamenti.
“Un risultato importante, un’intesa di cui siamo molto soddisfatti” dichiara Franco Martini Segretario generale Filcams Cgil “Un’intesa che, pur non risolvendo tutte le questioni aperte nel quadro sindacale generale e di categoria, offre un’interpretazione condivisa dei principali punti oggetto dell’accordo separato del 18 luglio 2008 per il rinnovo del Ccnl, consente una ricomposizione dei rapporti unitari e la definizione della stesura del testo contrattuale”.
“Assume importanza, in questo contesto rafforzato anche dalla presenza di Confesercenti” prosegue Martini “l’uso della leva fiscale, finalizzata alla garanzia di continuità dell’occupazione stabile, in particolare, a fronte dell’alta presenza di forza lavoro, prevalentemente femminile.

 

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sab

04

apr

2009

MARTINI, SEGRETARIO GENERALE FILCAMS: 4 APRILE SOSTEGNO PER PROSEGUIRE LA LOTTA

“E’ davvero una grande partecipazione, è il sostegno per proseguire domani”. Così dichiara Franco Martini, segretario generale della Filcams Cgil, che ha seguito fin da questa mattina l’arrivo dei manifestanti al Circo Massimo. Quella di oggi, dice, “è una spinta per continuare a lavorare per ricostruire e rafforzare i rapporti sindacali necessari che servono a tutelare e a migliorare la situazione dei nostri lavoratori”.

 

Fonte: rassegna.it

 

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mer

01

apr

2009

TERZIARIO IN SCIOPERO ADERISCE ALLA MANIFESTAZIONE DEL 4 APRILE CONTRO L'ACCORDO SEPARATO

"Col 97,12% di No, 190 mila lavoratrici e lavoratori del terziario hanno espresso la più alta quota di dissenso tra i lavoratori attivi al referendum promosso dalla Cgil sull’accordo separato per la riforma del modello contrattuale". Lo afferma il segretario generale della Filcams, Franco Martini, spiegando l'adesione della sua categoria alla manifestazione nazionale del 4 aprile.

“Il settore - spiega - viene da una precedente esperienza di accordi separati, quello del luglio 2008 relativo al rinnovo del Ccnl. È presente un malessere diffuso nei confronti di una pratica sindacale priva di qualsiasi verifica democratica. Non si possono firmare accordi e poi non essere giudicati per quello che si fa, ed è per questo che c’è una critica così ampia".

Il commercio, in particolare, è segnato da una destrutturazione dilagante e rapporti di lavoro sempre più precari, per questo "necessita di un sistema contrattuale nel quale agiscano pienamente ed efficacemente le due leve: quella della contrattazione nazionale, per assicurare adeguati livelli di tutela universali e quella di secondo livello, per intervenire direttamente nell’organizzazione del lavoro". L'accordo separato indebolisce sia l'uno che l'altro, a suo giudizio, a cui si aggiunge anche l'attacco del governo al diritto di sciopero.

"È per queste ragioni – conclude - che il terziario sarà presente alla manifestazione ed allo sciopero di sabato, riaffermando con forza la difesa dei diritti sul lavoro, messi in pericolo dalle divisioni sindacali".

01/04/2009

Fonte: rassegna.it

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mar

10

mar

2009

SCIOPERO GENERALE FILCAMS CON MANIFESTAZIONE A ROMA IL 4 APRILE 2009

 

  • CONTRO LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO E PER IL RILANCIO DELL'ECONOMIA
  • CONTRO L'ACCORDO SEPARATO SULLE REGOLE DELLA CONTRATTAZIONE
  • PER L'ESTENSIONE DEGLI AMMORTIZZATORI SOCIALI E PER LA DIFESA DEL REDDITO
  • CONTRO I LICENZIAMENTI
  • PER LA DIFESA DEL DIRITTO ALLO SCIOPERO

 

 

SCIOPERO GENERALE

 

Roma 4 Aprile 2009

Manifestazione Nazionale

 

 

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dom

22

feb

2009

LAVORO DOMENICALE: FRONTIERA PER COMBATTERE LA CRISI ECONOMICA?

La domanda si aggira sui media, ma non è ben posta, perché con queste iniziative non si combatte la crisi economica, ma si riducono semplicemente i diritti dei lavoratori. Infatti, partendo dal lavoro domenicale le iniziative di alcune catene di distribuzione sfociano nella riduzione del salario rendendo obbligatorio e non maggiorato il lavoro domenicale. Ne dà conto, per esempio, "la Repubblica" di Milano del 19/2/2009 dove viene descritto questo comportamento del gruppo Iper Montebello (14 ipermercati in Lombardia).

 

Ma sempre su "la Repubblica", questa volta di Roma e del 20/2/2009, si riporta anche la proposta del Comune di Roma di consentire un maggior numero di domeniche aperte. Purtroppo la giustificazione che adduce l'assessore al commercio non è singolare, ma trova molti sostenitori: "La domenica è un giorno in cui si ha tempo e voglia di andare per negozi". Come se una metropoli come Roma non fornisse sufficienti occasioni per trascorrere il tempo libero domenicale in modi diversi dal fare shopping.

E' invece abbastanza singolare che sia il rappresentante di Confesercenti ad essere contrario a questa proposta. Evidentemente non ricorda che il 23 Luglio 2008 ha sottoscritto solo con Fisascat e Uiltucs un contratto nazionale dove le domeniche diventano obbligatorie ed in numero maggiore.

 

Fonte: filcams.it

 

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lun

09

feb

2009

COMITATO DIRETTIVO NAZIONALE FILCAMS CGIL - RELAZIONE INTRODUTTIVA DI FRANCO MARTINI

Comitato Direttivo Nazionale Filcams Cgil – Roma, 9 febbraio 2009
Relazione introduttiva di Franco Martini


1. Problemi di assetto della Segreteria Nazionale
Avevamo dedicato la giornata di oggi al terzo argomento che era in discussione nella riunione dei segretari generali regionali e di aree metropolitane, svolta il 19 e 20 gennaio. Poi, gli sviluppi della vicenda sindacale, che hanno portato alla firma dell’intesa sulla riforma del modello contrattuale, hanno imposto la convocazione del nostro massimo organismo dirigente, per una ovvia valutazione su quanto è accaduto e, soprattutto, per definire l’impegno della nostra categoria in ordine alle iniziative che il Direttivo Confederale ha deciso per le prossime settimane.

Rispetto alla tabella di marcia che la segreteria nazionale si era data, con la ripresa dell’attività dopo la pausa natalizia, questo Direttivo era stato previsto per la fine di febbraio ed avrebbe dovuto affrontare anche i problemi legati all’asseto della struttura nazionale di categoria, a partire dalla Segreteria Nazionale, poiché, come è ampiamente noto, quest’ultima si troverà a breve nella condizione di dover essere in buona parte ridefinita, per effetto delle norme regolamentari che definiscono la durata dei mandati e le condizioni entro le quali essi possono essere affidati.
In realtà, la segreteria già oggi si trova in queste condizioni. Il compagno Romeo, il cui mandato era scaduto mesi orsono ed era stato prorogato per poter meglio accompagnare il cambio di direzione alla Segreteria Generale, dall’inizio dell’anno ha maturato anche i requisiti pensionistici e tale condizione, per effetto delle norme regolamentari, rende impossibile ulteriori proroghe del mandato.

Carmelo per primo ha scelto di sollevare la categoria da una situazione di incompatibilità, ritenendo conclusa la propria esperienza nella segreteria, creando così le condizioni per avviare il processo di riorganizzazione della stessa.
Non è questa la sede per affrontare la questione, né per rappresentare a Carmelo la stima e l’affetto della categoria per quanto egli ha fatto in tutti questi anni. Consentitemi, tuttavia, di esprimergli il mio riconoscimento ed anche il vostro per il gesto di assoluta coerenza e trasparenza con quei principi e quelle regole per il rispetto delle quali egli per primo si è impegnato nella funzione esercitata. A volte è più facile pretendere dagli altri la coerenza che mettere in campo la propria. Credo che con il suo gesto, Carmelo abbia voluto invitare tutto il gruppo dirigente della categoria a guardare con serenità, con convinzione e con la necessaria fiducia alla necessità di avviare una fase nuova nella vita dei nostri gruppi dirigenti, improntata ad un profondo rinnovamento degli stessi, secondo gli obiettivi ed i criteri di cui già abbiamo cominciato a parlare in occasione del Direttivo nazionale di dicembre.

Io mi convinco sempre più che questa è la vera sfida che ha davanti la Filcams, costruire il futuro del proprio quadro dirigente a tutti i livelli, a partire dalla struttura nazionale, una sfida che deve vedere impegnati tutti e nella quale ci deve essere posto per tutti, nella coerenza e nella chiarezza degli obiettivi che vogliamo raggiungere. Non sarà una sfida semplice, perché molto lavoro è stato fatto negli anni che abbiamo alle spalle, ma forse non fino al punto da rendere tranquillo questo passaggio “epocale” che ci attende. Dovremo condurre una verifica a tutto campo sullo stato delle nostre strutture, dei nostri gruppi dirigenti provinciali e regionali, per capire quali siano le risorse nuove da poter essere mobilitate sia per il livello nazionale che per quello periferico. Occorre fin dai prossimi giorni che la segreteria nazionale conduca questa ricognizione regione per regione, sapendo che lo faremo in una situazione peraltro meno favorevole, per la crisi che avanza e per le difficoltà sindacali esistenti.

Anche per questo, la Segreteria ritiene necessario procedere immediatamente alla sostituzione del compagno Romeo, poiché la funzione da egli ricoperta è delle più importanti per gestire un processo organizzativo di tale ampiezza. E la responsabilità dell’organizzazione non è cosa che oggi la Filcams possa delegare al Segretario Generale, il quale ha già abbondanti grattacapi politici da dover gestire, né può essere delegata ad altri segretari, i quali, oltre alla analoga mole di lavoro, hanno davanti a loro un percorso ormai breve, se non brevissimo, di durata del mandato.

La proposta, quindi, è quella di convocare per i primi giorni di marzo (6 marzo) la prossima sessione del Direttivo Nazionale, per procedere alla elezione del nuovo segretario nazionale che dovrà occuparsi di organizzazione, sulla base di una proposta che avanzerò ad una commissione di saggi, che questo Direttivo dovrà eleggere. Naturalmente, sarà mio compito, senza inficiare quello formale della commissione, “costruire” questa proposta, innanzitutto con il sostegno della segreteria, cosa che già ho cominciato a fare, e poi con il necessario scambio di opinioni almeno con i segretari regionali, come sempre si fa in questi casi.

Con la segreteria integrata in una funzione assolutamente importante, la Filcams potrà così affrontare meglio le tappe successive che riguardano il nuovo assetto della stessa, sulla base di un progetto ampio di rinnovamento, per il quale il vostro sostegno sarà assolutamente indispensabile. Anche queste tappe, peraltro, non saranno assai lontane nel tempo, perché dovranno impegnarci subito dopo lo svolgimento della manifestazione del 4 Aprile.

2. Difendere i diritti costituzionali
Ancora prima di entrare in argomento, credo doveroso proporre a questo gruppo dirigente una riflessione su quanto sta accadendo nel Paese, su quanto le decisioni più recenti del Governo stiano demolendo i principi fondanti della nostra Costituzione e su quanto tutto ciò riguardi anche noi, come lavoratrici e lavoratori, come cittadini, come categoria, che rappresenta uno spaccato della società investita direttamente da questi attacchi sempre più violenti. La Filcams deve dire e deve fare qualcosa!

Mi riferisco, innanzitutto, alla vicenda di Eluana Englaro. Naturalmente, è nostro dovere rispettare la dimensione privata della vicenda, contro l’uso mediatico che se ne è fatto in tutte queste settimane, così come non intendiamo ridurre la complessità del tema, che riguarda l’ambito scientifico, morale, religioso, che tale vicenda chiama in causa. Ma è difficile negare come in questa vicenda si sia toccato il punto più alto dell’attacco violento alle istituzioni da parte di un Governo, bene definito da Ezio Mauro “governo pagano” e di un premier, che, anche in barba ai tanto amati sondaggi che parlano all’80% a favore dell’introduzione del testamento biologico, ha deciso di cavalcare questa vicenda per sferrare un duro attacco alla Costituzione. Il conflitto istituzionale che ne è derivato, con la Presidenza della Repubblica, è senza precedenti dalla nascita della Costituzione.
In secondo luogo, il vero e proprio attentato alla laicità dello Stato e la grave interferenza della chiesa in una vicenda che appartiene alla vita istituzionale di uno Stato indipendente e laico. Siamo ad una vera e propria crociata, della quale la sfortunata Eluana è alibi inconsapevole, per snaturare anche in questo senso uno dei fondamenti costituzionali, il diritto a non essere credenti, con tutto il rispetto per chi lo è, il diritto dei laici di essere rappresentati sui diritti civili, delle libertà individuali, della ricerca scientifica. “La vita in questo Paese –scrive una lettrice di Repubblica- diventa sempre più difficile per i non credenti. Gli esempi si susseguono continuamente, dal caso Eluana, all’attacco costante ai diritti degli omosessuali, al diritto di aborto, alla ricerca scientifica. E poi la scuola pubblica perde finanziamenti dallo Stato, ma subito un decreto ripristina quelli della scuola privata. Verrebbe da chiedere –conclude la lettrice-: ma non è anche il mio Paese, questo?”

Su un cartello dei presidi organizzati in queste ore c’era scritto “vogliono tenere in vita i morti e far morire i vivi”. Questo cartello parla della seconda questione odiosa che stiamo vivendo in questi giorni, il decreto sicurezza, con il quale si aboliscono diritti civili previsti dalla Costituzione, per gli uomini, le donne, i bambini nati nel nostro Paese, per pagare la cambiale xenofoba alla Lega. Possiamo dire che con quella legge è stata inaugurata una nuova civiltà italiana, fondata sulla barbarie.
La Filcams deve essere soggetto attivo nella battaglia contro questa idea di società, di civiltà, anzi, di inciviltà, sia per la cultura che deve caratterizzare la nostra categoria, fondata sulla multietnicità e la interculturalità, sia per la necessità di rappresentare un pezzo del nostro lavoro, che parla sempre più altre lingue ed esprime sempre più culture nuove.

La terza questione è quella della violenza sulle donne. Gli stupri di cui si è occupata la cronaca in questi giorni sono solo una faccia del fenomeno. Il tema è la condizione della donna nella società e nel lavoro, i diritti civili e sociali che, anche qui, si vuol far arretrare. Naturalmente, gli stupri pongono un problema di cultura, oltrechè di diritto, l’idea della donna, che quello stesso premier tanto impegnato a difendere la dignità della vita, manda in onda quotidianamente attraverso lo stereotipo sexi della velina o dell’oggetto sessuale, quale contorno indispensabile per ogni argomento trattato. Il tema è più generale, quello di una parità negata nei fatti, oltrechè nel diritto. Il tentativo di parificare l’età pensionistica della donna a quella degli uomini, al netto di una politica sociale che risponda al ruolo diverso che la donna svolge nella società, in famiglia, sul lavoro, la dice lunga sulla visione della donna che si intende affermare.
E poi, le discriminazioni sul lavoro, da quella salariale a quelle legate alla valorizzazione professionale e della stessa salute.

La Filcams deve battersi in prima persona, non le donne della Filcams, tutta la Filcams, attraverso la contrattazione e con iniziative politiche e sindacali generali.
Per queste ragioni vorremmo dedicare una sessione specifica del Direttivo Nazionale alla condizione della donna nei nostri settori e alle iniziative da mettere in campo. La proposta è di svolgere questa sessione venerdi 6 marzo, in occasione delle iniziative per l’8 marzo. Nei prossimi giorni vi invieremo la convocazione ufficiale, con l’organizzazione dei lavori, che vorremmo qualificare anche attraverso testimonianze privilegiate, che ci aiutino a scavare più a fondo nel problema, per rendere più concreto e propositivo il nostro lavoro.


3. L’intesa separata sul modello contrattuale
Venendo al tema centrale del nostro Direttivo, credo utile ed opportuno dare per acquisite le posizioni che la Cgil ha espresso subito dopo la firma del 22 gennaio. Il materiale prodotto dalla Confederazione (relazione e conclusioni di Epifani, documento conclusivo del Direttivo, materiale illustrativo) già da diversi giorni è stato divulgato presso tutte le strutture, in alcune delle quali già si sono tenute riunioni delle camere del lavoro, delle Cgil regionali o delle stesse strutture provinciali della Filcams. Evito, dunque, di ripercorrere tutte le tappe che hanno portato a quell’accordo, limitandomi a sottolineare le principali obiezioni di merito che ci hanno portati a dissentire con l’intesa.

Innanzitutto, l’aspetto relativo alla difesa del potere d’acquisto delle retribuzioni ed il ruolo del contratto nazionale. Inutile ricordare che la piattaforma unitaria assegnava al Ccnl la funzione di tutela del potere d’acquisto in relazione all’inflazione reale e che il Governo fin dall’inizio aveva minato questa funzione proponendo il ferimento dell’inflazione programmata, ovviamente, decisamente inferiore a quella reale.
Il risultato ottenuto non va in questa direzione ed appare singolare che un problema rappresentabile con l’obiettività dei numeri e della matematica, venga piegato ad aspetto ideologico e mistificato nella sua dimensione reale. Il riferimento all’Indice dei prezzi al consumo armonizzato (Ipca) in ambito europeo, depurato dei costi energetici non potrà che produrre un abbassamento del potere d’acquisto, come le simulazioni prodotte dalla Cgil sui trend salariali degli ultimi periodi hanno dimostrato. Va da sé che il livello basso toccato dal prezzo del barile in questo periodo difficilmente potrà rappresentare la condizione di medio e lungo termine. La previsione più realistica sarà quella di una ripresa del prezzo del petrolio ed in questo quadro l’indice preso come riferimento non potrà che tradursi in una riduzione programmata del salario nazionale. Questo non è un argomento pretestuoso che la Cgil ha messo in campo, ma una posizione coerente con l’obiettivo che ci eravamo posti. Attribuire alla scelta di depurare l’indice dai costi energetici l’obiettivo di contenere l’inflazione è fare un parallelo improprio con l’esperienza della scala mobile, all’epoca dell’inflazione a due cifre, quando, invece, nel nostro caso il problema è solo quello di aggiornare il meccanismo del riallineamento all’inflazione reale previsto dall’accordo del 23 luglio ’93, in un contesto molto diverso dagli anni ’70-’80 ed anche dagli anni ’90.
La scelta di abbandonare il riferimento all’inflazione reale non potrà che depotenziare il ruolo del contratto nazionale, oltrechè orientare il salario nazionale sempre più verso un livello minimo.
Qui non è contenuto solo l’errore dell’abbandono di una impostazione unitaria che assumeva l’obiettivo della difesa del potere d’acquisto reale, ma anche la visione velleitaria di un secondo livello in grado di riequilibrare i livelli salariali. Tutti sappiano quanto poco sia diffusa la contrattazione di secondo livello e quanto ciò dipenda anche dalla debolezza strutturale di interi settore ed aree del Paese. Questa visione velleitaria nega l’evidenza, cioè, il rischio reale di un ulteriore allargamento della forbice fra aree forti ed aree deboli del mercato del lavoro.

La seconda questione è relativa al principio di derogabilità dal Ccnl. Qui veramente è inaccettabile l’ipocrisia con la quale si tende a mascherare lo scenario nuovo che potrà determinarsi, soprattutto a fronte della crisi che attraversano interi settori ed aree intere del paese. La derogabilità si sa dove inizia, ma non si sa dove finisce, può riguardare gli aspetti puramente salariali (cose –peraltro- già sperimentate in passato, ma nell’ottica della solidarietà), come l’insieme delle norme e dei diritti definiti dalle normative contrattuali.

E’ fin troppo evidente che la prima e la seconda questione minano l’universalità del sistema delle tutele per i lavoratori, fino ad oggi garantito dalla contrattazione collettiva nazionale ed apre un nuovo scenario, dove le possibilità di opporre un argine al tentativo di far arretrare le soglie della tutela non potrà che indebolirsi.

La terza questione, altrettanto grave, riguarda il diritto di sciopero ed il tema della rappresentanza. Già quest’ultimo aspetto viene affrontato in modo del tutto parziale rispetto alla piattaforma che unitariamente avevamo definito con molta fatica, senza offrire un nuovo quadro di regole certe e democratiche. Ma la cosa stupefacente è l’aver ridotto un diritto costituzionale, come l’esercizio del diritto di sciopero, ad una questione di organizzazione maggiormente rappresentativa, l’unica che potrà proclamare uno sciopero. Appare evidente che non può essersi trattato di un lapsus l’aver confuso l’esercizio di un diritto fondamentale con il tema della regolamentazione di tale diritto nel rapporto col Paese e con i cittadini, questione di ben altra natura e dalla quale non eravamo mai sfuggiti.
Non può non ravvisarsi qui una lesione della democrazia, la cui gravità non è cosa che può interessare solo la nostra organizzazione, poiché si inquadra in una iniziativa ben più ampia del Governo volta a limitare anche in altri campi principi democratici definiti dalla Costituzione.

Vi sono poi altri aspetti sui quali siamo critici. Già ho ricordato il tema del secondo livello di contrattazione, che avrebbe dovuto rappresentare la novità del nuovo modello contrattuale e che, invece, subisce anch’esso un ridimensionamento, poiché viene incentivato attraverso gli strumenti degli sgravi fiscali.

Della bilateralità abbiamo già discusso abbondantemente nella riunione del 19-20 gennaio, criticando il progetto del documento Confindustria, diventato poi accordo. Alla luce dei nuovi compiti che ad essi si vorrebbero assegnare, l’accordo sembra più un manifesto ideologico che una vera e propria proposta, dato che non si capisce come, attraverso quali risorse, con quale carattere universalistico gli enti bilaterali potrebbero erogare servizi della portata individuata, come, ad esempio, gli ammortizzatori sociali.

Contenuti e dinamiche del confronto e dell’accordo, scaturito da un incontro convocato dal Governo per discutere con le parti sociali della crisi, non possono non inquadrare l’intera vicenda nel tentativo di colpire la Cgil , per isolarla ed indebolirla nel rapporto col Paese.
Il merito non è mai stato disponibile al confronto, poiché fin dall’inizio è apparso evidente che il documento della Confindustria sarebbe stato il pegno che ogni partecipante al tavolo avrebbe pagato. Lo dimostrano gli stessi tavoli settoriali, a due dei quali abbiamo partecipato come categoria, ai quali gli stessi tentativi delle associazioni di rappresentanza dei datori di lavoro di distinguersi e di caratterizzarsi con le peculiarità dei settori, hanno dovuto cedere agli ordini di scuderia della “casa madre”.

Il merito, per quanto lo si voglia girare, è chiaro. L’asse Governo di centro-destra – Confindustria ha come obiettivo quello di far pagare al lavoro e alle pensioni il costo prevalente della crisi, attraverso una politica economica e sociale che penalizzi questa parte della società, a vantaggio dell’impresa e degli interessi forti. Del resto, gli stessi aiuti decisi in questi giorni dal Governo ai settori in crisi, a partire dall’auto, aiuti indispensabile sia chiaro, sono ben lontani dalla dimensione degli interventi decisi dagli altri paesi europei e completamente prigionieri della logica emergenziale, privi, cioè, del necessario respiro di una nuova politica industriale.

Ma se, dal punto di vista di chi rappresenta gli interessi dell’impresa, dei grandi gruppi industriali (poiché la piccola impresa viene comunque penalizzata), dei poteri forti, questa politica può essere capita, compreso l’attacco frontale alla Cgil, molto meno può essere capita la posizione di Cisl e Uil, tanto più a fronte del fatto inedito, rappresentato dalla decisione di definire nuove regole contrattuali senza la maggiore organizzazione sindacale italiana. Dopo poche ore dalla firma hanno dovuto scomodarsi personaggi illustri come Ciampi e Carniti per ricordare ai firmatari l’insensatezza di quell’atto. Cosa che con non altrettanta convinzione e tempestività hanno fatto i vertici del principale partito di opposizione, confermando la distanza della politica, anche quella che dovrebbe guardare con più attenzione agli interessi del mondo del lavoro e dei pensionati, dai problemi reali che noi viviamo.
Evidentemente in Cisl e Uil è prevalsa una logica di organizzazione, la suggestione di un vantaggio per le stesse, pur consapevoli che con questo scenario l’esercizio della contrattazione avverrà in un quadro di maggiore confusione e debolezza per tutti, data la disarticolazione delle posizioni e il reale malessere delle persone nei luoghi di lavoro. Tant’è che maggiore resistenza alla firma vi era da parte delle associazioni di categoria di Confindustria, ben consapevoli che una firma separata sulle regole si scaricherà sulle aziende in termini di maggiore conflittualità.

A riprova di una dubbia trasparenza dell’intera vicenda vi è il rifiuto di sottoporre al pronunciamento dei lavoratori l’intesa firmata, aggiungendo una ulteriore lesione al carattere democratico del rapporto che il sindacato dovrebbe avere con i lavoratori.

Per tutte queste ragioni, il Direttivo della Cgil ha ratificato la decisione di non firmare l’intesa e di sviluppare una forte iniziativa, che metta in campo le nostre ragioni, che le faccia vivere nel rapporto con i lavoratori, che tenga aperta nel Paese una prospettiva di lotta contro le scelte sbagliate e pericolose di politica economica e sociale del Governo, soprattutto in questa fase di crisi e di difficoltà per il mondo del lavoro e dei pensionati.
Poiché vi è noto il “pacchetto” di iniziative decise dal Direttivo, si tratta in questa sede di definire l’impegno della categoria per realizzare il massimo sforzo ed il contributo maggiore alla loro riuscita.

Innanzitutto, la campagna di informazione e di discussione con le lavoratrici ed i lavoratori del settore. Dobbiamo cercare di organizzare il maggior numero di momenti di confronto, attraverso assemblee, attivi, iniziative di propaganda e di informazione, che illustrino gli effetti concreti dell’intesa, anche in relazione all’azione uguale e contraria che verrà dalle altre organizzazioni, impegnate a dimostrare le condizioni vantaggiose dell’intesa. Proviamo a darci un programma attendibile in questo senso, sapendo che non sarà facile, soprattutto nei settori più polverizzati, ma proviamoci e cerchiamo di fare un primo bilancio nel prossimo Direttivo. Per quanto riguarda la struttura nazionale è scontata la disponibilità di tutti i suoi componenti a partecipare ad ogni iniziativa promossa. Al tempo stesso, nei prossimi giorni la segreteria procederà al ripristino del dipartimento comunicazione, per riattivare la funzione dell’Ufficio Stampa e rendere sempre più efficace lo strumento del sito di categoria.

Vi sono, poi, le iniziative di mobilitazione. La decisione delle 4 ore di sciopero, che nel nostro settore non potrà non attuarsi attraverso le modalità tipiche (l’intera giornata). Naturalmente, si tratta di un pacchetto di ore che potrà essere speso in relazione alle iniziative che regionalmente o territorialmente la Confederazione promuoverà, oppure, in funzione della manifestazione nazionale del 4 aprile a Roma.

In terzo luogo, le iniziative di lotta programmate dalle altre categorie, a partire dallo sciopero del 13 febbraio di Fiom e Funzione Pubblica, che dovrà vedere la partecipazione di una delegazione qualificata della Filcams e che ha già ricevuto il sostegno formale della Segreteria Nazionale.
Infine, la manifestazione del 4 aprile. Noi abbiamo già una esperienza di pochi mesi fa, che ci parla delle difficoltà e dello sforzo immane che un appuntamento di questa natura richiede. Però, proprio in relazione al protagonismo che la categoria ha già saputo esprimere in quella occasione, dobbiamo rappresentare un pezzo consistente, quantitativamente e qualitativamente, della manifestazione, ed in questo senso cominceremo a lavorare già dai prossimi giorni.

4. La crisi e le iniziative nazionali della Filcams
La nostra presenza alle iniziative deve servire per parlare della crisi dei nostri settori e delle iniziative per affrontarla. Come avrete capito, una delle critiche più consistenti mosse dalla nostra Confederazione è che, di fronte ad una delle crisi economiche e sociali con pochi precedenti nella storia del dopoguerra, che fa dire proprio in questi giorni a più di un autorevole osservatore economico europeo che l’Italia è il fanalino di coda e rischia di non riprendersi facilmente, le iniziative messe in campo dal Governo rappresentano una inezia, rispetto a quanto è stato fatto negli altri Paesi ed a quanto avrebbe bisogno l’Italia. Dubito che le stesse misure decise in questi giorni per il settore auto, mobili ed elettrodomestici sarebbe, per quanto insufficienti, sarebbero state tali senza una forte critica, come quella mossa dalla Cgil. Del resto, tutta l’operazione sul modello contrattuale (come le questioni esplose in questi giorni, da Eluana Englaro al decreto sicurezza) ha avuto come obiettivo quello di “parlar d’altro”.

Per quanto riguarda i nostri settori, le ultime rilevazioni fatte dalla segreteria nazionale della Filcams sulle situazioni di crisi confermano la forte riduzione dei contratti a termine, dei lavoratori somministrati e la durata dei contratti, con le evidenti ricadute sulle agenzie di lavoro somministrato. Proprio per la progressiva accelerazione dei processi di crisi, attiveremo a livello nazionale un coordinamento sui punti e le situazioni di crisi.

Le imprese della G.D.O. hanno rallentato o arrestato lo sviluppo. Il saldo, a giugno 2008, tra gli esercizi commerciali in sede fissa che hanno aperto una nuova attività e quelle cessate, registra per la prima volta un calo di 1.236 rispetto all’anno precedente, dopo sette anni di crescita interrotta ad un ritmo medio di 8.000 nuove unita’ annue. L’88,4% degli esercizi commerciali si colloca nella classe tra 1 e 150 mq. (di cui il 51,8% nella classe da 1 a 50 mq).
Questo dato e’ destinato a crescere sensibilmente a fine anno e (chiusura in particolare di piccole e medie strutture commerciali di carni, frutta/verdura, tessile/biancheria, casalinghi/mobili, elettrodomestici, profumeria). Si prevedono riorganizzazioni, ristrutturazioni e probabili riduzioni di personale. Dalle strutture territoriali ci viene comunicato che i licenziamenti individuali (aziende fino a 15 dipendenti) sono in aumento, vedremo la prossima rilevazione dati di questo mese.

Nel settore Multiservizi, si pone in evidenza la riduzione del numero delle ore giornaliere nei cambi d’appalto e problemi derivanti anche dai tagli che il Governo ha operato vedi ad es. le Caserme.

Nel settore turismo: I dati degli ultimi mesi del 2008 sono in contrazione, ma senza ricadute drammatiche. Ad esempio a Roma era stato stimato un calo di presenze turistiche pari al 20%, mentre in realtà il dato effettivo si è attestato intorno a meno 6%. Il 2009 soffrirà ovviamente della crisi economica e finanziaria che investe non solo il nostro Paese, dovremo attrezzarci di conseguenza poichè i turisti saranno meno inclini ad effettuare prenotazioni di lungo periodo. Starwood ha annunciato oltre 600 esuberi di cui 200 lavoratori stagionali, vi sono altre catene in “sentore” di difficoltà.

Per quanto riguarda le procedure aperte e chiuse a livello nazionale, sono 31 le imprese che hanno aperto procedura di riduzione di personale da dicembre ad oggi. I dipendenti e co.co.pro., coinvolti in procedure di licenziamenti, mobilità, incentivi, contratti di solidarietà, sono n. 25.036, di cui donne 3.260 pari al 13% (stimate perché non vi sono gli elenchi nominativi x ora) su un totale di circa 80.654 dipendenti. Gli esuberi nel loro complesso tra uomini e donne rappresentano il 31% sul totale dipendenti.
Vi sono imprese che non hanno diritto ad ammortizzatori sociali, ad esempio le agenzie di lavoro internale e qui si sono conclusi due accordi che hanno salvaguardato l’occupazione attraverso il contratto di solidarietà di tipo B, quello chiamato “povero”. In altre imprese si sono stipulati accordi per l’utilizzo della cassa integrazione straordinaria e/o mobilità volontaria, in altre imprese le trattative sono in corso.

Questo, degli ammortizzatori, è il tema centrale legato all’emergenza nei nostri settori. Il modo come il Governo sta affrontando la questione sfugge al carattere di urgenza che il problema assume, giorno dopo giorno, per cui sarebbe necessario che gli effetti di un provvedimento potessero registrarsi già nei prossimi giorni. Mentre invece, siamo ancora alla diatriba con le Regioni, chiamate a concorrere per quasi 3 miliardi alla manovra degli otto prevista, attingendo ai Fondi Europei destinati alla formazione. Così come, non è chiaro se per la parte di competenza dell’Esecutivo, si sia in presenza di una disponibilità di cassa, oppure, siamo alle solite partite di giro del bilancio, tale da rendere molto aleatoria la consistenza dell’intera manovra.(il che vale anche per gli 80 MLD previsti per l’intera manovra, 40+40!).

Vi è poi l’altro aspetto, legato alla proposta di un coinvolgimento della bilateralità, per il 20% dell’intervento. Va da sé che una operazione di tale natura, oltre agli aspetti più generali, che invocano una discussione sulla natura e la prospettiva della bilateralità, è del tutto infondata sul piano finanziario (della finanza degli enti), data l’inconsistenza dei fondi disponibili. Occorrerebbe una nuova dimensione delle contribuzioni, come già abbiamo detto alla riunione di gennaio e non mi pare essere nella disponibilità delle imprese.

In ogni caso, noi rappresentiamo buona parte del popolo della precarietà, del popolo senza difese o con poche difese dalla crisi e per questo dobbiamo essere in prima fila nelle iniziative delle prossime settimane, con tutti i mezzi e le idee che possono venirci in mente.

Anche per questo, la segreteria promuoverà di qui alla primavera inoltrata alcune iniziative nazionali, che affrontino alcuni dei temi legati allo sviluppo dei nostri settori. La prima, riguarda quello della legalità in rapporto agli appalti, con particolare riferimento alla condizione che vivono le nostre strutture nel Mezzogiorno. Colgo l’occasione per esprimere la nostra solidarietà al segretario della Filt di Gioia Tauro, fatto oggetto di intimidazioni da parte della ‘ndrangheta. Questa iniziativa è in cantiere con la Cgil della Campania e dovrebbe svolgersi entro il prossimo mese. Poi, pensiamo alla promozione di altre tre iniziative, una sulla cooperazione, in preparazione della quale intendiamo fin dai prossimi giorni mettere al lavoro un gruppo di lavoro formato anche dalle strutture interessate, per definire la piattaforma di tale iniziativa, che intende occuparsi, ovviamente, del ruolo della cooperazione nello sviluppo del settore; un’altra sul settore della grande distribuzione, in relazione a tutte le problematiche organizzative e sociali sollevate dal lavoro domenicale, nel contesto della crisi odierna; ed una sul futuro del settore turistico nel nostro Paese.
E’ un pacchetto di iniziative qualificate, con le quali vorremmo mettere in campo una progettualità della categoria e caratterizzare il nostro lavoro, da oggi fino alla pausa estiva.

5. La contrattazione di categoria dopo la firma dell’accordo separato sul modello contrattuale
Per ultimo, le prospettive della contrattazione di categoria, dopo la firma dell’accordo separato. Potremmo dire, nel nostro caso, che piove sul bagnato! Tuttavia, occorre fare una premessa. Nessuno deve sottovalutare la fase nuova che si è aperta nella vita del sindacato confederale italiano. La rottura che si è determinata non è un raffreddore, una indisposizione passeggerà, non è la nottata che presto passerà. Dobbiamo sapere che la fase che dobbiamo gestire descrive un mutamento qualitativo ed inedito, per la nostra generazione, dei apporti sindacali.
Lo dico anche in relazione al tema che ha attraversato i primi mesi di mia permanenza nella categoria, l’accordo separato del commercio e il tentativo di recuperare il vulnus. Non va confuso l’obiettivo condivisibile, con l’idea che quell’evento sia riconducibile ad una eccezione, ad una svista momentanea, ad un incidente di percorso. Quell’evento già parlava del nuovo quadro che si sarebbe delineato nei mesi successivi, nei rapporti sindacali, poiché determinato da opinioni, giudizi e modalità dell’agire sindacale legittimamente diversi dai nostri.
Ciò non significa che da oggi in poi la regola sarà quella di procedere pregiudizialmente divisi. Noi continueremo ad insistere sulle ragioni dell’unità, ma lo faremo ancora e sempre più nella chiarezza delle regole democratiche e nella coerenza e trasparenza dei contenuti. Il riferimento agli affidamenti ed alle posizioni unitariamente definite prima delle rotture, non è motivo di imbarazzo per la Cgil, né per la Filcams, semmai il contrario.

Con questo convincimento andremo alle scadenze dei Ccnl e alla preparazione delle piattaforme sindacali. Il primo appuntamento riguarda la piattaforma per il contratto delle guardie giurate, tema sul quale proprio oggi la Fisascat svolge una iniziativa. E’ chiaro che noi partiremo dalle nostre posizioni, soprattutto per quanto riguarda la difesa del potere d’acquisto dei salari. Verificheremo se vi sarà la volontà di costruire nel rapporto con i lavoratori, le sintesi necessarie e non solo su questo punto.
Diversamente, è ovvio che dovremo procedere nella inedita versione di piattaforme separate ed allora vedremo se il nuovo modello contrattuale, costruito sull’esclusione della principale organizzazione sindacale sarà motivo di semplificazione o di complicazione delle relazioni sindacali!

Nel nostro caso il problema è già reso complesso dalle condizioni “ambientali”, sicuramente più difficili per la firma separata del Ccnl del commercio.
Chiarito che siamo ben oltre l’incidente di percorso e che il problema è ben più consistente delle complicazioni nel gestire la bilateralità e la contrattazione di secondo livello, non v’è dubbio che questi due ultimi aspetti e, soprattutto, la crisi che colpisce il settore, inducono a mantenere l’obiettivo di una solidarietà interna al settore ed una possibile iniziativa comune. Questo passa, inevitabilmente, col fare i conti con la firma separata per il rinnovo del contratto, tanto più che siamo ormai prossimi alla fase di stesura del contratto.

L’opinione della segreteria è che dovremmo condurre un tentativo per ricostruire un quadro unitario di gestione del contratto, per il bene della categoria. Come?!
E’ chiaro che non potremmo farlo sottoscrivendo testi non condivisi a luglio scorso, poiché contengono soluzioni non condivise nel merito. Però, potremmo farlo se i firmatari di quell’intesa si rendessero disponibili a rileggere quella vicenda in un contesto nuovo, che è quello della crisi attuale del settore ed il rischio che essa si scarichi soprattutto sulle fasce più deboli delle nostre lavoratrici e dei nostri lavoratori.
Sappiamo che quando la polemica si è fortemente cristallizzata e, in questi casi, è andata oltre il pure esercizio verbale, per condizionare la stessa attività contrattuale di secondo livello, allargando il vulnus, attraverso soluzioni territoriali ancora meno condivisibili, il problema è difficile da risolversi, quasi impossibile. Tuttavia, il gruppo dirigente è chiamato a compiere una valutazione politica, sul significato e sul valore, appunto politico, ma poi anche sindacale, che potrebbe avere una iniziativa della Filcams che connettesse la vicenda contrattuale a quella della crisi che stiamo vivendo.
Quello che non abbiamo condiviso è noto ed i firmatari di quell’intesa sanno che non potremmo mai apporre la nostra firma su quei testi. Noi sappiamo, altresì, che una modifica radicale degli stessi è poco praticabile ad oggi, ma un tentativo di recuperare i principi fondamentali che abbiamo voluto difendere può essere riproposto, cercando nuove sintesi accettabili per entrambe le parti, come ho detto fin dall’inizio, nella chiarezza e nella trasparenza delle soluzioni. Essi riguardano la legittimazione degli accordi di secondo livello in essere, il principio della volontarietà, la tutela dei diritti degli apprendisti.

Credo che inoltrarsi in questo vicolo stretto pretenda due condizioni: una, che deve essere messa in campo da chi ha voluto quella firma, cioè, la disponibilità a riconoscere, per quanto parzialmente possibile, il nucleo centrale delle nostre obiezioni; l’altra, messa in campo dalla Filcams, di riconoscere che una parte del contenzioso è stata superata dai fatti, poiché, nella media, il tema non è più come si assumono gli apprendisti, ma che si chiudono i contratti a termine, P.T., di somministrazione; e non è più, nei fatti, neanche la legittimazione degli accordi di secondo livello, poiché, trascorsi i quattro mesi, non ci risulta che nella grande distribuzione si sia passati automaticamente alla normativa sulle domeniche prevista dall’intesa separata.
Il problema è capire se a fronte di soluzioni, anche strette, che in fase di stesura noi potremmo ottenere sui testi non condivisi, valga rivendicare in cambio un risultato politico, che sia parte integrante del contratto, attraverso il quale Confcommercio e Confesercenti si impegnino ad offrire maggiori garanzie nella gestione delle crisi, a partire dalla difesa dei livelli occupazionali, individuando tutte le alternative possibili al più facile ricorso alle procedure di mobilità. Al tempo stesso, coinvolgere le controparti in una iniziativa nei confronti del Governo che, attraverso la convocazione di un tavolo settoriale con tutte le associazioni datoriali, si prefigga l’obiettivo della sottoscrizione di un avviso comune attraverso il quale rafforzare gli strumenti di sostegno all’occupazione ed allo sviluppo del settore, guardando oltre la crisi.

So bene che con queste controparti e con questo Governo l’obiettivo può apparire velleitario. E non voglio neanche illudermi per alcune timide aperture che in questi giorni ho registrato sia da parte di Confcommercio, che di Fisascat e Uiltucs. Credo, tuttavia, che noi abbiamo la necessità di mettere in campo politicamente la Filcams nella fase attuale, non lasciare agli altri il campo, sapendo che già promuoverla è una mossa che metterebbe in difficoltà chi ci vorrebbe in ogni caso fuori da tutti i giochi.

Naturalmente, se il Direttivo ritiene che la Segreteria debba andare a fondo in questa verifica, la stessa avrebbe senso ed efficacia se venisse condotta rapidamente, perché non possiamo lasciare appesa all’infinito la questione del Contratto. E se la verifica avesse esito negativo, come può essere, dovremmo a quel punto definire anche formalmente come gestire la fase di stesura del contratto, poiché, voglio ricordare, che sarebbe ugualmente problematico lasciare agli altri questo compito, trattandosi di un contratto largamente condiviso in tutte le altre sue parti. Tant’è che già abbiamo partecipato all’insediamento delle commissioni previste dall’intesa sulla bilateralità ed il welfare integrativo.

Questo ragionamento ci conduce all’ultima questione, quella della contrattazione aziendale e territoriale.
Sappiamo che il mancato governo unitario della stessa sta già producendo guasti, con accordi provinciali separati, alcuni contenuti dei quali gridano vendetta. Sicuramente, l’accelerazione registrata in alcune province è anche il frutto della necessità che le altre organizzazioni sindacali, chi più, chi meno, hanno di dimostrare la validità dell’impianto dell’intesa separata. Dopodichè, sappiamo che nella realtà le cose sono molto più complicate di come si tende a rappresentarle, anche per Fisascat e Uiltucs, oltre ad essere molto diversificate, alla luce delle diverse esperienze e sensibilità territoriali.
Ovviamente, recuperare il vulnus del contratto separato non significherebbe annullare le diverse posizioni di merito, che potrebbero riproporsi integralmente nei vari territori. Sicuramente, però, interromperebbe un meccanismo (quello dell’esclusione) sul quale si tende a giocare, attraverso non poche forzature.

Anche qui, alla luce delle esperienze in corso, dobbiamo guardare alla sostanza, in un giusto equilibrio con le posizioni di principio, soprattutto quando queste sono affidate al riconoscimento formale degli atti separati prodotti in sede nazionale (questa è storia che si presenterà fino alla scadenza del Ccnl!). Queste esperienze ci dimostrano che non è del tutto persa, né abbandonata la prospettiva di poter definire con le altre organizzazioni piattaforme comuni. Naturalmente, la possibilità di raggiungere delle sintesi è sempre più difficile, ma non impossibile, se noi facciamo del merito e del confronto con i lavoratori l’elemento principale del lavoro che ci attende nei territori e nelle aziende.

Credo, quindi, che dovremmo definire con oggi un “decalogo” attraverso il quale guardare allo sviluppo della contrattazione di secondo livello.

Primo: questa deve, innanzitutto, essere esercitata, anche in questo momento di crisi. Esiste una opinione, secondo la quale è meglio “baipassare”, dato che potrebbe essere una contrattazione “a perdere”, per effetto della crisi. Sul piano economico non è tesi priva di fondamento, ma la contrattazione di secondo livello dovrebbe appunto rappresentare un terreno anche per affrontare le ricadute della crisi nei posti di lavoro e provare a costruire le necessarie tutele, soprattutto, se noi riuscissimo ad ottenere quegli impegni che chiediamo alle controparti, come parti integranti del contratto nazionale.

 

Secondo: Il tema delle flessibilità contrattate dovrebbe rappresentare, dunque, il tema centrale della contrattazione, collegato a quello delle condizioni di lavoro. In questo senso, dobbiamo dedicare molta più attenzione e convinzione ai temi della salute e sicurezza e, ancor più, a quello della formazione, tanto più nel momento in cui si pensa di attingere alle risorse della formazione per alimentare un sistema di ammortizzatori sociali. E’ bene ricordare che la formazione professionale è poco più che una testimonianza nei nostri settori.

Conseguentemente, la contrattazione di secondo livello dovrà porre molta attenzione al ruolo e lo sviluppo della bilateralità a livello territoriale, secondo un disegno omogeneo e coerente.

Terzo: Quindi, occorre non confondere l’autonomia territoriale con la balcanizzazione della contrattazione. E’ chiaro che ogni struttura deve portare nella contrazione le peculiarità territoriali. Ma questo non può significare che si fa tutto e il contrario di tutto. Per questo, occorre un coordinamento tra tutte le strutture, attraverso la regia della struttura nazionale, che deve consentire una valutazione dei risultati, prima che questi vengano formalizzati.

Quarto: Noi stiamo sollecitando Fisascat e Uiltucs a rispettare le scadenze per la presentazione delle piattaforme. In alcuni casi siamo in ritardo. Occorre che i tempi di apertura e di gestione dei “cantieri della contrattazione” siano vissuti sempre in un rapporto trasparente con le lavoratrici ed i lavoratori interessati. Per questo, invitiamo tutto il gruppo dirigente a mantenere un rapporto permanente con i lavoratori, tanto più che saranno coloro che dovranno valutare, approvare le piattaforme e, successivamente, le intese realizzate.

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lun

19

gen

2009

UILTUCS CONSULTA DA SOLA DECINE DI MIGLIAIA DI LAVORATORI: PERCHE' NON LO HA FATTO UNITARIAMENTE?

Restiamo sopresi, grandemente sorpresi, dal documento finale emerso dal Comitato Direttivo della Uiltucs UIL conclusosi il 15 Gennaio 2009!

La nostra sopresa non dipende dalla scelta di questa organizzazione di accogliere i contenuti dell'accordo sottoscritto dal suo Segretario Generale il 18 e 23 Luglio 2008 (rispettivamente con Confcommercio e con Confesercenti). Nemmeno dipende dal fatto che finalmente la Uiltucs UIL constati la crisi che attraversa il paese, dopo che ha sminuito e derubricato a mere "operazioni politiche" le iniziative che la CGIL ha organizzato nei giorni di sabato 27 Settembre 2008 e venerdì 12 Dicembre 2008 per denunciare la crisi economica, il pesante ritardo e la drammatica sottovalutazione del Governo su questi temi.

La sopresa è dovuta all'inspiegabile scelta della Uiltucs UIL di non procedere, come previsto dagli accordi sindacali presi prima dell'avvio della vertenza per il rinnovo del CCNL con le altre organizzazioni sindacali alla consultazione unitaria dei lavoratori, ma di farla da sola. Noi dal 23 Luglio 2008 stiamo scrivendo e chiedendo a gran voce che l'accordo venga presentato ai lavoratori e che si proceda alla loro consultazione. Uiltucs UIL non ha acconsentito a questa consultazione né a Luglio, né dopo.

Ora la Uiltucs UIL ci informa che la consultazione è stata fatta a partire da Ottobre e che avrebbe coinvolto decine di migliaia di lavoratrici e lavoratori.

A questo punto sorge spontanea la domanda: perché Uiltucs UIL non ha acconsentito a consultare unitariamente i lavoratori?

 

Fonti:

Commercio: Uiltucs, anche la Filcams firmi rinnovo CCNL

Documento finale direttivo Uiltucs 14 e 15 Gennaio 2009

 

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mar

16

dic

2008

LAVORATORI RICATTATI. INVIATOSPECIALE.COM INTERVISTA FRANCO MARTINI

Pubblichiamo l'intervista che Franco Martini ha rilasciato al quotidiano on line www.inviatospeciale.com

 

Lavoratori ricattati

Sono i dipendenti e le dipendenti del settore del commercio: commesse dei supermercati, addette alle pulizie, vigilantes privati. Come si difendono dal tracollo economico? Risponde Franco Martini, segretario generale Filcams-Cgil

 

La “crisi” colpisce dovunque, figuriamoci in un settore come quello del commercio, più sottoposto a vessazioni e ai ricatti rispetto ad altri. Quale importanza ha rivestito lo sciopero del 12 dicembre per la Filcams-Cgil, categoria di frontiera?

“Abbiamo partecipato allo sciopero ed alle iniziative programmate portando la specificità di un settore che è pienamente dentro la crisi del Paese. Questi lavoratori pagano due volte la crisi, innanzitutto, come cittadini-consumatori con meno reddito a disposizione per vivere; poi, come dipendenti del settore che, per il calo dei consumi, vivranno seri problemi di tenuta occupazionale e di prospettiva delle imprese della distribuzione”.

“Già in questi ultimi mesi - continua Martini - il numero delle imprese che hanno cessato l’attività ha raggiunto livelli di guardia e se queste sono relative principalmente alla piccola e media distribuzione, la grande distribuzione vivrà l’ora della verità al termine delle vendite natalizie e le previsioni non sono delle migliori. L’occupazione ne risentirà e già la scrematura è iniziata con la mancata conferma dei contratti a termine”.

 

In che modo ha cercato di rispondere la Cgil?

La piattaforma con la quale la Cgil ha lanciato la sua mobilitazione ‘parla’ anche ai problemi del nostro settore in quanto, per l’emergenza, chiede una estensione degli strumenti di sostegno al reddito, soprattutto per i settori esclusi (ed il terziario ne comprende più di uno); per lo sviluppo, ripropone l’urgenza di mettere in campo politiche settoriali improntate ad una forte innovazione, all’investimento nei processi di qualità. Il settore della distribuzione, come quello del turismo ed altri del terziario, non è immune da questa esigenza: la destrutturazione del lavoro, la precarietà con la quale si caratterizzano i modelli organizzativi del commercio vanno nella direzione opposta. La nostra lotta, dunque, è innanzitutto contro la precarietà del lavoro e questa nostra priorità ha caratterizzato la presenza in tutte le piazze d’Italia il 12 dicembre.

 

Siete reduci da un accordo separato sul rinnovo del contratto. Come pensate di ritessere le fila con le categorie di Cisl e Uil?

Innanzitutto, occorre ribadire che la divisione non aiuta a sostenere le battaglie sindacali in realtà così difficili, come quelle del terziario. L’accordo separato nasce dal dissenso espresso dalla Filcams su punti significativi, come quello sull’apprendistato ed anche sul lavoro domenicale. Noi continuiamo a rivendicare una correzione dei testi, che accolga la sostanza delle nostre obiezioni, consapevoli che occorrerà trovare un equilibrio fra le diverse posizioni. Ma questa è una consapevolezza che deve appartenere a tutti i protagonisti dell’accordo separato. Credo, inoltre, che il mutamento del quadro congiunturale, la crisi che sta colpendo pesantemente anche il nostro settore dovrebbe consigliare pratiche unitarie, concertative, non divisioni e spaccature, per tutelare tutti gli interessi rappresentati. C’è una condizione di contesto nuova, purtroppo non positiva, che impone una maggiore attenzione alla necessità di ricomporre il quadro determinatosi con l’accordo separato. Dobbiamo rispondere uniti alla crisi. Certo, la diffusione della pratica separata anche a livello della contrattazione provinciale non è un incentivo a ricomporre. Spero prevalga un senso di maggiore responsabilità in chi se ne fa responsabile. Per quanto ci riguarda, noi agiremo attraverso tutti i livelli della contrattazione, aziendale e territoriale, per respingere i tentativi di peggioramento delle condizioni di lavoro.

 

La Filcams cerca di dare voce a vari settori, dalle commesse dei supermercati fino alle addette delle imprese di pulimento o agli agenti della vigilanza privata. Quali difficoltà incontrate nello sforzo di dare adeguata rappresentanza a queste tipologie di lavoratori?

La nostra categoria è composta da settori molto sindacalizzati, come quello delle imprese di pulimento, ad altri dove condizionamenti e ricatti sono pratica quotidiana. Ma il 15 novembre, giorno della manifestazione nazionale indetta dalla Filcams, abbiamo assistito ad una risposta nuova, ad un nuovo protagonismo della categoria, che cerca di affermare una propria identità nel panorama politico-sindacale tradizionale. E’ quella di un mondo del lavoro molto articolato sul piano delle professioni rappresentate, fatto di grandi opportunità e potenzialità e, contestualmente, di tanta distruzione di tale patrimonio professionale, attraverso il ricorso alla precarietà. Le difficoltà sono tantissime, ma è presente la consapevolezza che occorre farsi sentire, che nel Paese non può prevalere la rassegnazione.

 

Puoi trovare questa intervista anche all'indirizzo

www.inviatospeciale.com/2008/12/i-ricattati-dalla-crisi

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gio

04

dic

2008

RELAZIONE DI FRANCO MARTINI AL COMITATO DIRETTIVO FILCAMS DEL 3 E 4 DICEMBRE 2008

Comitato Direttivo Nazionale Filcams Cgil

Roma, 3 - 4 dicembre 2008

Relazione di Franco MARTINI, Segretario Generale Filcams Cgil


A quasi tre mesi dal cambio della Segreteria Generale, è il momento che il Direttivo Nazionale possa discutere e confrontarsi su una proposta di lavoro, che individui gli obiettivi politici ed organizzativi che la Filcams intende conseguire nella fase di medio e lungo termine. Lo facciamo in una situazione caratterizzata da forti elementi di criticità, sia nel settore che nel Paese, tali da aprire scenari nuovi ed ancor più complessi per il futuro. Ma proprio per questo è indispensabile che il gruppo dirigente possa misurarsi su una proposta in grado di guardare oltre il contingente; per cogliere, a partire dal contingente, tutte le risorse indispensabili, per alimentare il processo di innovazione di cui la categoria sente il bisogno, per riproporsi come soggetto protagonista nella vita del nostro settore.

L’accordo separato nel terziario ha inevitabilmente prodotto uno shock, è stato vissuto come un colpo basso alla storia, alla tradizione, alla pratica sindacale unitaria sempre seguita dalla Filcams. Forse, nelle prime settimane successive alla firma di quell’intesa, ha anche prodotto molta incertezza, preoccupazione, timore per i possibili sviluppi negativi, per la paura di un progressivo isolamento della nostra organizzazione. Forse, anche qualche principio di paralisi.

La manifestazione del 15 novembre, invece, ha capovolto lo stato d’animo della categoria, ne ha completamente ribaltato l’umore.
Sono ancora davanti a noi le immagini indimenticabili di quella manifestazione, il clima, i colori, la serenità, la combattività. Non siamo gente che si monta la testa, né che perde il contatto con la dimensione concreta della realtà. Sappiamo che quella manifestazione non ha risolto il problema per il quale l’abbiamo indetta, anche se non è stata priva di effetti, come vedremo successivamente. Quello che voglio dire, è che la risposta della Filcams, dei suoi gruppi dirigenti locali, dei quadri, dei delegati, delle semplici lavoratrici e lavoratori, testimonia la voglia della categoria di scendere in campo, di far sentire la propria voce, di prefigurare un protagonismo che va ben oltre la mera vicenda dell’accordo separato. Noi dobbiamo saper cogliere questa domanda di protagonismo ed essere all’altezza di rispondervi, con un alto investimento, in termini di iniziativa politica e di innovazione organizzativa. Dobbiamo sentirci ancor più incoraggiati nel farlo, perché quella piazza, quel corteo, quel popolo parlano molto del nostro futuro, del futuro possibile di questa categoria, ancora più sviluppato di quello che già sapientemente in questi anni è stato da tutti voi costruito.

Anche per questo, voglio ringraziarvi una volta ancora –a nome della Segreteria- per quello che avete fatto. Non è retorico dire che ci avete regalato una bella ed importante pagina della nostra storia; ma è ancor meno retorico dire che quella non sarà una pagina relegata nell’archivio storico: da lì vogliamo partire per delineare il nostro progetto di lavoro per la fase che abbiamo davanti a noi.

2. L’accordo separato nel terziario dopo lo sciopero del 15 novembre

Come dicevo in precedenza, occorre capire se e quali condizioni nuove si siano create dopo lo sciopero e la manifestazione del 15 novembre.
Della manifestazione si è detto. Delle difficoltà a gestire lo sciopero già sapevamo, perché sono difficoltà congenite al settore, anche quando gli scioperi sono stati proclamati e realizzati unitariamente. Pur tuttavia, il quadro presenta luci ed ombre, che dovremo indagare, poiché esse descrivono potenzialità e difficoltà, in parte oggettive ed in altre soggettive. Così come, dovremo riprendere e proseguire la pratica del monitoraggio sull’andamento degli scioperi, poiché uno sciopero non è mai atto burocratico e formale, è un termometro degli orientamenti e delle aspettative delle persone coinvolte. Più in generale, dovremo aprire una riflessione sulle forme di lotta nel settore, dato che sempre più difficilmente potremo misurarne l’efficacia applicando i semplici modelli del mondo manifatturiero.

Per tornare all’accordo separato, occorre ribadire che l’iniziativa messa in campo dalla Filcams non ha mai avuto l’obiettivo di sanzionare l’irreversibilità della situazione creatasi il 18 luglio. Noi abbiamo combattuto e combattiamo quell’intesa, innanzitutto, perché non ne condividiamo i contenuti sui punti noti; ma, in secondo luogo, perché riteniamo la situazione creatasi con la divisione tra i sindacati, assolutamente sfavorevole per gli sviluppi dell’iniziativa. Per queste ragioni, non abbiamo mai abbandonato l’obiettivo di ricostruire le condizioni per ricomporre il quadro critico, determinatosi con la firma separata.

Dopo lo sciopero del 15 novembre, in occasione dell’ultimo incontro sulla riforma del modello contrattuale, Confcommercio è tornata sulla questione del Ccnl, ribadendo la necessità che il vulnus creato con la firma separata venga recuperato. Fisascat e Uiltucs, pur confermando le difficoltà determinate dal progressivo deterioramento dei rapporti unitari, specie a livello territoriale, hanno espresso la volontà di verificarne le condizioni.
La coerenza dei nostri comportamenti ci impone di compiere questa verifica, perché è il primo degli obiettivi per i quali abbiamo chiesto alla categoria di mobilitarsi.
Naturalmente, è inutile attardarci fra di noi sulle condizioni entro le quali tale verifica possa essere compiuta. Ho già avuto modo di ribadire sia a Confcommercio, che a Fisascat e Uiltucs che la Filcams non potrà mai sottoscrivere i testi sull’apprendistato e sul lavoro domenicale così come sono stati sottoscritti quel giorno e –debbo dire- anche i nostri interlocutori ne sono consapevoli. Altrettanto consapevoli dobbiamo essere noi che i margini entro i quali poter agire non sono ampi, come sempre accade quando occorre ricostruire un equilibrio che non smentisca radicalmente le posizioni sostenute da ognuna delle parti. Quell’equilibrio si ricompone se ognuna delle parti è disponibile a fare un passo indietro. Le nostre obiezioni di merito sono note, in particolar modo, sul lavoro domenicale vogliamo salvaguardare la forza delle intese aziendali o territoriali in essere e respingere il concetto di obbligatorietà in antitesi alla disponibilità che il lavoratore deve poter esprimere.
Il nostro compito è verificare se la ristrettezza dei margini sia compatibile con la trasparenza delle soluzioni, perché non servono pasticci, né ipocrisie. Poter ricomporre il quadro unitario sul contratto, con risposte accettabili alle nostre obiezioni, sarebbe un indubbio successo politico per la Filcams, sarebbe un premio alla nostra iniziativa ed una condizione sicuramente più favorevole per le lavoratrici ed i lavoratori. Ma farlo attraverso un pasticcio sarebbe una tragedia per noi! Credo bastino queste poche parole per chiarire tra noi la limpidezza del patto con il quale il gruppo dirigente e la Segreteria Nazionale debbono procedere alla verifica unitaria.

Naturalmente, questo tentativo, già difficile di suo, diventerebbe impossibile se contestualmente dovesse intensificarsi la pratica separata ad ogni livello. Per questo, abbiamo chiesto di attivare unitariamente il lavoro delle commissioni sulla bilateralità ed il welfare integrativo, previste dal Ccnl; ed abbiamo altresì chiesto di frenare o fermare le macchine della contrattazione territoriale, dove si va procedendo a colpi di intese separate. Purtroppo, questa ultima richiesta continua a risultare inascoltata e da parte delle Ascom e di Fisascat e Uiltucs si va procedendo in alcune province italiane alla presentazione di piattaforme ed alla firma di intese senza la Filcams, tra l’altro, con risultati in alcuni casi a dir poco discutibili. L’ultimo caso in ordine di tempo, di assoluta gravità per le consolidate tradizioni locali, è quello di Bologna, dove solo casualmente la nostra organizzazione è venuta a conoscenza di una piattaforma, poi divenuta intesa separata, nonostante la richiesta di essere convocata.

Per tutte queste ragioni, nelle prossime ore andremo ad un definitivo chiarimento con i firmatari dell’intesa separata, la cui tendenza a reiterare sul territorio quella pratica dimostra da che parte viene la volontà di mettere in discussione il quadro unitario nel settore. Noi non siamo disponibili a subire questa scelta che ci esclude e ci difenderemo in tutti i modi che ci sarà possibile.

Se la ricomposizione del quadro unitario sul Ccnl non sarà possibile, sappiamo già quello che dovremo fare. In primo luogo, difenderemo gli accordi aziendali fino alla loro scadenza e li rinnoveremo a partire dai contenuti; lo stesso dovremo fare per quelli territoriali, per quanto sarà possibile. Dove dovranno essere presentate piattaforme faremo le nostre, se non sarà possibile farle unitariamente, non certo assumendo come riferimento la normativa del contratto separato.

Non è la condizione nella quale preferiremo stare, ma se saremo costretti lo faremo. Non so dire se, in questo caso, sarà solo una nottata da trascorrere, per aspettare a breve una nuova alba, né mi interessa alimentare lo storico contraddittorio tra l’ottimismo della volontà ed il pessimismo dell’intelligenza. Credo che il gruppo dirigente della Filcams, pur continuando ad anteporre le ragioni dell’unità, che sono nel nostro dna, debba evitare di farsi trovare impreparato a gestire una situazione che potrebbe essere radicalmente diversa e non solo per ragioni interne al settore. In questo caso, dobbiamo fare tesoro dell’esperienza di queste settimane, che ci ha portati fino alla manifestazione del 15 novembre: dobbiamo assolutamente privilegiare il rapporto con le lavoratrici ed i lavoratori del settore. Noi non facciamo politica, come qualcuno ha detto, noi ci occupiamo delle condizioni materiali di chi lavora nella distribuzione (e non solo). Per questo, dobbiamo far sentire la nostra vicinanza a tutti coloro che subiscono gli effetti negativi dell’intesa separata, senza neanche poter esprimersi; noi dobbiamo dare voce a questa parte del mondo del lavoro, perché al sindacato che fa “per” loro (spesso, peccando di presunzione), vogliamo essere il sindacato che fa anche “con” loro, affinché essi stessi se lo possano sentire loro questo sindacato, un punto di riferimento per tanti giovani, donne del settore sui quali si scaricano prevalentemente le soluzioni sbagliate che noi contestiamo. Per queste ragioni, continuiamo ad insistere sul diritto dei lavoratori a potersi pronunciare attraverso la consultazione sull’esito delle intese per il rinnovo del Ccnl; e per le stesse ragioni, nei prossimi giorni e nelle prossime settimane dovremo intensificare il lavoro di propaganda, per diffondere le nostre opinioni, farlo in questo periodo pre-natalizio, che vedrà il settore della distribuzione in uno dei suoi periodi più frequentati dai consumatori e dai cittadini.

4. Il terziario nella crisi del Paese

Ma vedrà il nostro settore anche in uno dei periodi più critici da qualche anno a questa parte.
Il contesto nel quale è stata generata la firma separata per il rinnovo del contratto appare decisamente lontano, se rapportato ai venti di crisi, che ormai soffiano con sempre maggiore violenza sull’economia italiana. Anche per questo riteniamo assolutamente miopi comportamenti e pratiche sindacali apertamente anti-unitarie, quando le difficoltà crescenti del settore richiederebbero il massimo sforzo di unità e solidarietà. Il superamento delle divisioni dovrebbe essere, per queste ragioni, interesse di tutte le organizzazioni sindacali ed associazioni dell’impresa e questa è una delle principali motivazioni che stanno alla base della nostra sfida unitaria. Noi crediamo che la ricomposizione del quadro unitario sulla vicenda contrattuale dovrebbe rappresentare una risposta delle parti sociali alla crisi del settore, la ricerca di una azione comune per mettere al centro del confronto politico ed istituzionale le esigenze che stanno alla base dello sviluppo. Anche per questo, riterremmo importante che il tentativo di superare le divisioni avvenisse anche sulla base di una premessa politica, atta a contestualizzare il confronto tra le parti non più semplicemente sulle questioni che ci hanno divisi a luglio, ma su quello che dovrebbero unirci in questo inverno.

In ogni caso, non rinunceremo alla necessità che la Filcams promuova una autonoma azione, concreta, incisiva, sulle ragioni della crisi e sulle sue conseguenze.

Già il bilancio della stagione turistica aveva fatto capire che la nostra economia era entrata in una fase nuova, caratterizzata dal prevalere di fattori di criticità. Le stime delle rilevazioni condotte dall’Osservatorio turistico-alberghiero hanno registrato un calo del 2,5% di presenze nei primi 9 mesi dell’anno, rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Non è secondario sottolineare, inoltre, che il crollo delle presenze di stranieri è stato addirittura del 4,8%, dato non certo di poco significato, se si pensa al ruolo che l’industria turistica ha sempre avuto negli attivi della bilancia commerciale.

Successivamente, la presentazione della Finanziaria 2009 aveva scaricato le conseguenze dei tagli su un’area significativa delle attività affidate alle imprese in subappalto, a partire da quelle che operano nella scuola.
tagli medi che oscillano da 30 al 40%, ma che nelle pulizie dell'esercito salgono in al 50%. Sul piano sociale si tratta di migliaia di licenziamenti, superiori alle entità stessa delle riduzioni.

Più recentemente, i dati relativi all’andamento dei consumi, diffusi da Confcommercio alcuni giorni fa, non lasciano dubbi sulla pesantezza della crisi. Il reddito di lavoratori e pensionati si è impoverito a tal punto che il tema della quarta settimana è diventato per molti quello della terza. Il quadro congiunturale delle imprese ad ottobre 2008 appare un bollettino impietoso: l’andamento negativo del settore del commercio è previsto secondo un trend continuo per i prossimi tre anni; Confcommercio non parla volentieri di crollo, dato che segnala un mezzo punto negativo per ciascuno dei prossimi tre anni, ma è evidente che la realtà è ben più consistente. Del resto, il taglio progressivo dei contratti a tempo determinato e l’avvio dei processi di riduzione del personale rappresentano un campanello d’allarme inconfondibile. Anche la Cooperazione non sembra passarsela bene

Di fronte ad un quadro come questo dobbiamo chiederci cosa può e deve fare la Filcams. Ce lo chiedono quelle centinaia e centinaia di persone che vedono allontanarsi le proprie certezze e non sanno a chi rivolgere le proprie inquietudini. In noi, soprattutto giovani e donne, vedono un sicuro punto di riferimento, come Giorgia, la giovane delegata romana di un’azienda di pulizie, che con il suo toccante intervento, ha appassionato la scorsa settimana la platea delle donne Cgil: “la sfida, che vi chiediamo di portare avanti, è elaborare e sostenere proposte che ci aiutino davvero in questo difficile equilibrio, nei diversi ruoli di mogli, madri, lavoratrici, maestre, badanti”.

La prima cosa da fare è tutelare le lavoratrici ed i lavoratori del settore di fronte agli effetti della crisi, a partire dalla difesa dell’occupazione ed il sostegno al reddito.
Voglio, a questo proposito, sottolineare l’importantissimo lavoro fatto in questi giorni dalla nostra categoria a difesa delle lavoratrici e dei lavoratori delle imprese di pulizia, il cui futuro è messo a rischio dalle decisioni del Governo nella Finanziaria 2009. All’inizio, quasi in perfetta solitudine, poi, strada facendo con la partecipazione delle altre organizzazioni sindacali, siamo riusciti a creare un’ importante mobilitazione, sfociata la scorsa settimana nella manifestazione davanti al Ministero della Pubblica Istruzione. Lì sono stati strappati impegni la cui coerente attuazione verificheremo in queste ore, poiché essi contengono una soluzione possibile del problema.

Occorre riflettere con attenzione su questa vicenda, apparentemente secondaria, potremo dire una goccia nel vasto oceano della crisi e dell’occupazione a rischio. Ma si tratta di una vicenda molto significativa, che non parla di garantismi, nè di nicchie corporative a difesa di privilegi. Chi accusa la Cgil di fare politica, quando sceglie di battersi per i diritti, dovrebbe rivolgere il proprio sguardo sui volti e sulle mani delle persone che quel giorno hanno invaso Viale Trastevere, sguardi preoccupati per la paura di perdere quel modesto reddito, assolutamente vitale per il sostentamento del nucleo familiare; mani logorate dall’uso delle sostanze utilizzate per pulire pavimenti e arredi. Persone semplici, che chiedono di poter continuare a lavorare in quei siti scolastici, dove per mandare i propri figli o nipoti hanno, oltretutto, pagato le tasse fino all’ultimo centesimo. In mezzo a tanti sentimenti di preoccupazione che legavano quelle persone, e soprattutto, di fronte al sentimento di solitudine che può prendere chi sente di appartenere alla categoria dei meno importanti, vi era un sentimento che dava loro un briciolo di fiducia, il fatto che il sindacato, la Filcams era con loro, che la Filcams non li avrebbe lasciati soli e questa è la prima cosa concreta che dobbiamo fare nella crisi, essere a fianco delle lavoratrici e dei lavoratori dei nostri settori, che hanno meno strumenti per difendersi.

Sicuramente, non in tutti i casi riusciremo a salvaguardare i posti di lavoro. La prima ondata di riduzione è quella mascherata dal mancato rinnovo dei contratti a tempo determinato, una prima scrematura che può apparire meno indolore per chi decide di ridurre la forza lavoro impiegata, ma che getta migliaia di giovani in una condizione di totale assenza di prospettive.

Ma lo stesso lavoro dipendente della distribuzione corre rischi crescenti. Innanzitutto, nel Sud, dove i saldi della grande distribuzione risultano pesantemente in passivo, tanto da far dire ai responsabili del settore, che la cosa migliore da fare sarebbe il ritiro dalle attività in quell’area del Paese.

Per queste ragioni, la nostra categoria si sente pienamente dentro le ragioni che hanno portato la Cgil a mettere in campo la sua piattaforma di richieste al Governo ed a sostenerla con lo sciopero del 12 dicembre. Se tutti riconoscono la necessità di rilanciare i consumi nel Paese, se dovremo fronteggiare una crisi del lavoro, che già al Nord ha fatto conoscere la sua dimensione critica, non occorreva essere particolarmente fenomenali per capire che la detassazione degli straordinari parlava di un mondo del lavoro o ad un mondo del lavoro assolutamente estraneo alla realtà; non occorreva essere chissà quali geni incompresi per capire che le risorse andavano destinate al sostegno dei redditi colpiti dalla crisi, a partire da quelli esclusi dai trattamenti previsti dalle leggi in essere, e noi ne sappiamo qualcosa.


Lo sciopero generale del 12 dicembre

Così come abbiamo bene rappresentato le ragioni della categoria il 15 novembre a Piazza Navona, vi chiediamo un nuovo sforzo per contribuire alla riuscita dello sciopero e delle iniziative promosse dalla Cgil il 12 novembre. Sarà quella un’altra occasione per portare davanti al Paese i problemi del nostro settore, che parlano degli stessi problemi del Paese. A partire dal progressivo indebolimento dei redditi da lavoro e da pensione, che colpiscono i nostri lavoratori due volte, la prima come consumatori, la seconda come dipendenti del settore della distribuzione o del turismo, o dei servizi, che vedranno messo a rischio il loro posto di lavoro, proprio per effetto del calo della domanda di consumi.

Susanna che è qui con noi vi spiegherà con più tempo le valutazioni che ci hanno portati alla conferma dello sciopero. Noi non disprezziamo tutto ciò che può andare in tasca ai cittadini, ma il pacchetto anticrisi del Governo non assume la portata, la dimensione di questa crisi e la necessità di affrontarla con terapie d’urto, con provvedimenti eccezionali, come eccezionale è la crisi. Dovremmo mettere in campo una manovra di circa 1,5 punti di PIL nei prossimi due anni ed invece si offre un piatto di lenticchie attraverso la social card. Noi parliamo di rilancio dell’economia reale, della produzione, degli investimenti pubblici, come ha fatto Gordon Brown nel suo Paese, per fronteggiare il rischio recessione, soprattutto nel Mezzogiorno e qui parliamo del raddoppio dell’Iva agli abbonati Sky. Siamo proprio su due lunghezze d’onda diverse. Gli stessi provvedimenti previsti per il sostegno al reddito delle fasce di lavoratori sprovvisti di ammortizzatori vengono “appaltati” alla bilateralità, con una scelta di deresponsabilizzazione del soggetto pubblico, dalla costruzione di un sistema universale di tutele. Se il Governo ha ritirato il preannunciato provvedimento sulla detassazione degli straordinari, significa che cambiare si può, soprattutto se è in campo una iniziativa forte e coerente del sindacato ed è per questo che la Cgil decide di essere in campo, per dire che le misure sono insufficienti, che vanno modificate, rafforzate, secondo la piattaforma approvata all’Assemblea dei Quadri e Delegati, sulla quale stiamo discutendo con le lavoratrici ed i lavoratori. Sostegno all’occupazione, al reddito, agli investimenti pubblici e privati, rafforzamento della coesione sociale, qualificando il welfare. Sospensione degli effetti della Bossi-Fini. Questa è il nostro piano anti-crisi, ispirato in gran parte alle piattaforme unitarie, elaborate in questi mesi, che noi intendiamo sostenere con coerenza e decisione.

(modello contrattuale)

Ma la natura e la portata della crisi pongono in essere la necessità di pensare a come deve essere il nostro Paese oltre la crisi, quale nuovo sviluppo sostenere. L’emergenza non può essere scissa dal nuovo sviluppo. Occorre per questo che la Cgil contribuisca attraverso la propria iniziativa a ridefinire il profilo strategico dello sviluppo del Paese e su questo terreno lavorare per ricostruire le maggiori convergenze possibili, innanzitutto con Cisl e Uil e poi con gli strati più innovativi dello stesso mondo economico e produttivo.
Nel nostro caso, non basta occuparci di come il settore distributivo, o quello turistico passeranno la nottata, occorre mettere in campo politiche di settore che contengano elementi in grado di guardare oltre l’emergenza: quale futuro per la distribuzione in Italia, a partire dalla grande; quale futuro per il turismo, risorsa inestimabile della nostra economia. C’è modo e modo di affrontare la crisi. E’ vero che essa colpisce tutti i paesi, ma non tutti i paesi hanno la stessa forza per fronteggiarla, poiché dipende in primo luogo dalla struttura dei singoli settori, dalla forza intrinseca del sistema di imprese. L’impresa distributiva italiana, la grande distribuzione, è la più debole tra i paesi concorrenti ed è ovvio che rischia fortemente di subire più degli altri la marginalizzazione. C’è un dato che impressiona non poco, se guardiamo alla composizione del capitale. Come è noto il mondo Coop è l’impresa italiana per eccellenza (un po’ come la Ferrari, fatta tutta in casa…): nel volume d’affari dei grandi distributori internazionali era al 51° posto (2006).

Se vogliamo con qualche prospettiva in più difendere l’occupazione nel settore distributivo, se vogliamo difendere i diritti degli occupati, occorre che la Filcams scenda pienamente in campo, come sindacato che interviene sulle politiche di settore, con proprie proposte e iniziative autonome. Ciò che rende più forte ed autorevole un sindacato è proprio la capacità di dire la nostra su materie che altri considerano per noi territorio “off-limits”. Con tutto il realismo e l’umiltà che non deve mai abbandonarci, dobbiamo tuttavia lanciare la nostra sfida per una modernizzazione sostenibile del settore, sostenibile in quanto compatibile con i diritti di chi vi lavora, con l’ambiente dove è insediato, con i valori sociali con i quali è chiamato ad interagire. Questa sarà la nostra stagione sindacale per i prossimi mesi, che dovremo riempire con iniziative in grado di aggiungere un nuovo punto di vista sui problemi del settore: il nostro.

Una sfida lanciata innanzitutto al sistema delle imprese, in tutta la sua articolazione, quella grande, rappresentata da Federdistribuzione, quella piccola, da Confesercenti ed il mondo della Cooperazione.
Una sfida lanciata alle Istituzioni, non solo il Governo centrale, ma anche Regioni ed autonomie locali.

Il tema è quello dell’Italia che sarà, o dovrà essere, dopo la crisi e di come, dentro la crisi dei modelli di sviluppo che si sono susseguiti in questi decenni, possa esistere un’ idea virtuosa del consumo e del suo ruolo nello sviluppo della società. Dal consumismo, quale paradigma di un modello di sviluppo piegato dalla crisi contemporanea, al consumo, quale leva di un meccanismo di sviluppo equilibrato e compatibile. E questo vale anche per gli altri settori da noi rappresentati, come, ad esempio, quello del turismo o dei servizi.

Il tema è quello del rapporto tra nuove politiche del consumo e nuovi processi organizzativi del lavoro. Lo svolgimento del tema offre numerosi terreni di iniziativa che la categoria deve considerare come propri, da non delegare ad altri, ma da sviluppare con altri, la Cgil, altre categorie, altre associazioni:

la politica dei prezzi, che non vede le grandi catene distributive immuni da responsabilità, nel determinare le dinamiche, spesso condizionate da assenza di processi di razionalizzazione della rete o da strumentali politiche di marchio;

cosa consumare, cioè, l’orientamento del consumo, la qualità dei prodotti, la costruzione, potremmo dire, di una nuova identità culturale del settore, che assieme ad una equa politica dei prezzi, unisca il rispetto della salute del consumatore e la tutela dell’ambiente, dove le attività vengono insediate;

dove consumare, cioè, la distribuzione territoriale degli insediamenti commerciali ed una nuova programmazione urbanistica, che non renda socialmente invasiva l’attività commerciale;
il rapporto tra grande e piccola distribuzione commerciale, per tutelare la stessa dimensione antropica del nostro Paese, come fattore di coesione sociale.



Tutto questo ci riconduce alla natura dell’impresa e del lavoro. Noi dovremmo porre una nuova attenzione alle dinamiche che investono l’impresa del settore, innanzitutto, per cercare di anticiparle, per poter confrontare le scelte che potranno essere agite nei prossimi anni. Se l’impresa distributiva non verrà sollecitata all’adozione di politiche innovative, non v’è ombra di dubbio che la concorrenza di mercato si offrirà sempre più come terreno di sviluppo di una liberalizzazione selvaggia. Ed in questo, la crisi non aiuterà, perché, contrariamente a quello che potrebbe apparire una contraddizione, tanto minore sarà la quota di reddito nazionale destinata al consumo, quanto maggiore sarà il tentativo delle aziende di sottrarsi vicendevolmente la clientela. Ed in questa guerra, l’allungamento indiscriminato degli orari, fino all’idea di una apertura no stop dei negozi, è una risposta inevitabile. La vicenda delle aperture domenicali non può che essere inquadrata dentro questa strategia. Ed anche per questo noi non possiamo rispondere solo sul terreno dello strumento contrattuale, poiché essa diventerebbe inevitabilmente paradigmatica dei nuovi equilibri sociali che una tale organizzazione del lavoro andrebbe a determinare.


Se poi a questo scenario aggiungiamo il fatto che l’introduzione delle nuove tecnologie informatiche nel settore distributivo, secondo alcune stime, determinerà un taglio del 50% degli attuali addetti alle casse e ad altri reparti, si può facilmente immaginare quali sconvolgimenti sarebbero in arrivo tra non molto.

Non vorrei esagerare, ma i nuovi, prevedibili assetti nel settore della distribuzione, per le loro implicazioni economiche, sociali e sociologiche, sono tali da essere determinanti nel ridefinire una parte significativa della gerarchia di valori del nostro villaggio globale, quali sono le nostre periferie urbane o le stesse grandi aree metropolitane.

Noi non possiamo stare fermi ad attendere che ci passi sopra un futuro imprecisato. Dobbiamo cercare di capire, studiare, confrontare con altri Paesi, dobbiamo attrezzarci di una nostra teoria, che possa divenire pratica sindacale.

Ma l’attenzione alle dinamiche dell’impresa è necessaria anche per contrastare fenomeni di “smottamento”, là dove potremmo con più ragioni pretendere buone pratiche e buone politiche.
Credo che la Filcams debba assumere a breve un’iniziativa per incalzare il mondo della cooperazione, affinché, almeno da quel settore il sistema di relazioni sindacali possa risultare propedeutico ad una qualificata funzione della cooperazione. Non vogliamo nascondere il rischio di uno scivolamento, lento ed inesorabile, della stessa cooperazione verso politiche aziendali lontane dai valori fondanti che hanno ispirato il movimento cooperativo. Il nostro non è un discorso ideologico, noi facciamo il nostro mestiere e non guardiamo in faccia né Governi, né sistemi di impresa. Ma non per questo dobbiamo rinunciare a produrre un’iniziativa comune, od incalzare azioni del mondo cooperativo nel settore della distribuzione, che dimostrino la possibilità di mettere in campo risposte diverse, alternative a quelle ispirate ad un puro liberismo, spesso antitetico con la tutela dei diritti, attuando i contenuti dell’Accordo per lo sviluppo e per nuove relazioni sindacali dell’aprile 2007.

Tutto quanto detto vale nella stessa misura per il turismo, dove l’attenzione per le politiche di settore deve rappresentare un altro pezzo della costruzione di una nostra identità sindacale. Qui siamo addirittura al paradosso, un settore invidiatoci da tutti, privo di strategie adeguate. Ma come potremmo tutelare adeguatamente, nelle sue prospettive occupazionali, il dipendente di un albergo o di un’altra struttura turistica senza porci il problema di favorire la fruizione dei beni culturali, ambientali, paesaggistici del nostro Paese. Sarebbe come difendere gli operai che costruiscono i treni, senza porsi il problema dello sviluppo di una politica della mobilità su rotaia.

Tutto ciò spiega la ragione per la quale nel settore che rappresentiamo la sfida sindacale è rivolta contestualmente ad imprese ed istituzioni, norme contrattuali e norme legislative spesso sono le facce di una stessa medaglia. Lo abbiamo visto nel rapporto tra norme che regolamentano le aperture degli esercizi commerciali e organizzazione degli orari; ma ciò vale anche nel settore degli appalti, dove la lotta al massimo ribasso e per salvaguardare la responsabilità delle aziende appaltatrici ha un rapporto diretto con le condizioni materiali e con il sistema delle tutele delle lavoratrici. Tanto più a fronte dell’ alta vulnerabilità che alcuni di questi settori hanno con attività illecite, spesso gestite dalla mafia.
In definitiva, dobbiamo sfidare le imprese e le istituzioni su nuove politiche di sviluppo dei nostri settori e lo faremo a partire da iniziative mirate, che metteremo in agenda nelle prossime settimane.


La risorsa LAVORO

Ma la vera sfida che dobbiamo lanciare alle imprese è quella sul valore del lavoro nel nostro settore. Il lavoro nel nostro settore parla della più enorme delle contraddizioni esistenti nella nostra società, una quantità enorme di risorse umane e professionali, depauperate da politiche volte alla progressiva precarizzazione; un capitale enorme di ricchezza umana e professionale, esclusa dai processi di valorizzazione.
Quello che più facile è stato a dirsi in tutti questi anni è stata la denuncia dei diritti sottratti nelle più svariate forme, lavoro nero ed irregolare, contratti di lavoro discontinui, di breve durata, ricatti e condizionamenti. Ci siamo battuti in tutti questi anni per difendere i diritti conquistati con i contratti e con la contrattazione di secondo livello. Oggi, questa difesa appare sempre più difficile, di fronte all’ondata di piena delle politiche di destrutturazione normata del mercato del lavoro (L.112). Ma noi, continueremo a batterci contro il mancato rispetto dei diritti o contro la loro sottrazione, anche per via contrattuale.

Probabilmente, però, dobbiamo farlo mettendo in campo, se riteniamo sia possibile, un’idea nuova di valorizzazione professionale nel settore, sconfiggendo il luogo comune che i nostri settori, escluso ovviamente le alte professioni, siano per definizione, settori a basso contenuto professionale. Se, da un lato, è giusto combattere l’uso strumentale dei tempi determinati, dei part time/elemosina e di quant’altro offra il supermercato della destrutturazione, dall’altro, dobbiamo capire se sia possibile riprogettare una più alta professionalità, alla quale destinare gli strumenti contrattuali finalizzati alla mobilità professionale, a partire dalla formazione.

Anche per questo dobbiamo dotarci di un’attenzione maggiore per quei settori apparentemente più distanti dalla nostra tradizione e cultura, come può sembrare quello dei quadri e delle alte professioni, dove è stato condotto un grande lavoro che ha fatto della nostra categoria un punto di riferimento insostituibile in un mondo dove le tutele individuali non hanno mai avuto riferimenti certi e agibili. Un patrimonio sindacale che non dovremo assolutamente disperdere nel nostro lavoro futuro.
Così come, dobbiamo prestare attenzione ai settori di frontiera, quali quello rappresentato dalle collaboratrici domestiche.

In ogni caso, è il lavoro, è la nostra rappresentanza, il tratto prevalente che deve caratterizzare la nostra iniziativa, sapendo che la Filcams è una delle strutture che più di tante altre può interpretare quel grande meticciato di cui abbiamo parlato all’ultimo Congresso della Cgil. Qui c’è di tutto, lavoro strutturato e precario, basse professioni ed alte professioni, nativi e stranieri, giovani e meno giovani uomini e, soprattutto, tante donne, tantissime donne. Noi ci troviamo a dover gestire molte delle sfide che stanno dinnanzi allo sviluppo del Paese: la donna ed il diritto al lavoro; la questione giovanile; la società multietnica e multiculturale; La ricerca e l’innovazione, nelle alte professioni; i servizi alla persona nella ricerca dei nuovi fattori coesivi.

Un progetto per la contrattazione di II livello

Abbiamo già detto che la contrattazione di secondo livello sarà il terreno sul quale dovremo rispondere alle insidie contenute nell’accordo separato. Non vale ripetere all’infinito che questo è l’appuntamento principale che deve mobilitare le nostre strutture. Dobbiamo presentare le piattaforme, aziendali e territoriali; dobbiamo provare a farlo con Cisl e Uil di categoria e se non ci riusciremo dovremo farlo da soli, anche se non è la via che preferiamo. Dobbiamo costruirle in un rapporto stretto con le lavoratrici ed i lavoratori.
Il panorama, ad oggi, presenta luci ed ombre. In alcune grandi aziende siamo riusciti a sbloccare la piattaforma unitaria (ieri la Metro), in altre siamo fermi al palo (come l’Esselunga). Indubbiamente, le vicende legate alla mobilitazione contro l’accordo separato non ci hanno consentito di sviluppare una discussione che coordinasse tra noi i contenuti della nuova stagione contrattuale di secondo livello. Nei prossimi giorni cercheremo di recuperare questo ritardo, come già stiamo cercando di fare nei coordinamenti nazionali dei grandi gruppi, dedicando un’apposita riunione seminariale del gruppo dirigente. Ma già qualcosa oggi e domani possiamo cominciare a dire. Se vogliamo tentare un salto di qualità esso deve essere rappresentato dalla contestualità territoriale dell’iniziativa (non ci possono essere realtà ferme ed altre avanzate) e dai contenuti, i quali dovrebbero andare oltre la mera questione del lavoro domenicale, per cominciare ad aggredire i nodi dell’organizzazione del lavoro. Dobbiamo individuare alcuni “assi” lungo i quali muovere la nostra elaborazione e non c’è dubbio che tra questi dovremo considerare o riconsiderare con sufficiente attenzione alcuni temi prioritari:

quello della salute e sicurezza, a fronte del fatto che i nostri settori, non so dire con quanta vostra sorpresa, occupano posti di riguardo nella triste graduatoria degli infortuni, con il commercio al secondo posto, solo dopo gli edili, e alberghi e ristoranti al settimo; dobbiamo, poi, considerare il peso non irrilevante che le malattie professionali hanno e in tanti casi neanche riconosciute dalla legge.
quello della formazione, non solo come strumento finalizzato al rientro nel mercato del lavoro, ma anche alla mobilità di carriera, a fronte di una struttura delle classificazioni che, probabilmente, meriterebbe di essere rivisitata, dopo tanti anni;
naturalmente, quello del mercato del lavoro, per provare a porre un argine alla dilagante destrutturazione operata attraverso il ricorso spesso strumentale a tipologie contrattuali precarie, indice di assenza diffusa di investimento sulle risorse umane del settore;
in particolare, dovremo provare a rafforzare la contrattazione di generein un settore dove la condizione della donna nel lavoro è pane quotidiano, con un companatico il più delle volte amaro, data la scarsa propensione delle imprese ad assicurare i diritti.
Bilateralità (vedi ultimo capitolo della relazione)



La Filcams

Il progetto politico al quale vogliamo lavorare definisce le ragioni che stanno alla base delle scelte organizzative che dovranno caratterizzare la vita della Filcams nei prossimi mesi.
In parte, esse si configurano come una continuità ed uno sviluppo di scelte praticate fino ad oggi. In parte, però, dovranno configurare l’apertura di una fase nuova nella vita della categoria, un investimento sul futuro, perché nella Filcams convivono oggi elementi di forte potenzialità, con situazioni ampiamente mature, soprattutto nell’assetto del gruppo dirigente più alto, Nazionale e Regionale. Non è cosa di ordinaria amministrazione, ad esempio, vivere il cambio della segreteria generale in concomitanza con la conclusione dell’esperienza di direzione di quasi tutta la segreteria nazionale e di un pezzo consistente dell’apparato nazionale (tanto per rimanere alla struttura nazionale). Chi pensasse di gestire questa situazione come questione di semplici avvicendamenti, di mere cooptazioni non coglierebbe il significato più profondo dei processi in atto nella categoria e rischierebbe di perdere un’ occasione per fare della Filcams un altro laboratorio di innovazione sindacale, di cui la Cgil ha bisogno.

Un carattere della politica organizzativa che sicuramente troverà conferma nel lavoro della nuova direzione nazionale, sarà il ruolo fondamentale e preminente del territorio. Noi abbiamo bisogno di una categoria fortemente proiettata sul territorio, poiché è quella la dimensione dove meglio possono essere intercettate le dinamiche di cui sono investiti i nostri settori, dove il lavoro, prevalentemente atomizzato, precario, deve poter essere ricomposto attraverso l’azione contrattuale del sindacato.
Abbiamo alle spalle una conferenza di organizzazione della Filcams che di questo ha discusso, confermando la validità delle scelte finalizzate a sostenere le nostre strutture ed i nostri quadri territoriali.
Oggi, la Cgil è stata chiamata a ratificare le scelte della conferenza nazionale attraverso delibere impegnative, il cui percorso di attuazione passerà anche per le categorie, come vi è stato detto questa mattina. Quello che vogliamo qui ribadire è che l’adesione della Filcams a quelle scelte è ispirata alla ferma convinzione che ogni modifica agli equilibri nella redistribuzione delle risorse non potrà mai avvenire per finanziare il debito, bensì, per sostenere una politica di forti investimenti, quindi, di forte sostegno ai punti più deboli dell’organizzazione, sia territorialmente, che categorialmente.

Per quanto ci riguarda, per quanto concerne le risorse delle quali noi siamo titolari, non un solo centesimo dovrà essere speso per tenere in vita modelli autoreferenziali e siccome questo dipende solo da noi, ciò rappresenterà l’atto di maggiore coerenza della nostra politica organizzativa e finanziaria. La Filcams da anni ha praticato questa scelta e noi, oggi, non potremo che confermarla e rafforzarla ulteriormente, per quanto possibile.

Ovviamente, tutto ciò non fa che rafforzare una modalità operativa che veda la struttura nazionale in “presa diretta” con le strutture regionali e territoriali. Ciò rappresenta un modo di intendere la funzione di direzione della struttura nazionale che va ben oltre il coordinamento delle grandi aziende della distribuzione o dei settori. La stessa crisi, nella sua complessità e pericolosità, richiede una maggiore capacità di “fare squadra”, un maggior senso di appartenenza ad un progetto sindacale, in grado di rispondere ai bisogni delle più diverse realtà settoriali e territoriali che noi rappresentiamo. E’ qualcosa che va oltre una semplice operazione di lubrificazione di ingranaggi comunicativi e relazionali forse un po’ troppo ossidati, da una pratica fortemente verticalizzata.

Poiché abbiamo alle spalle le scelte della Conferenza di Organizzazione di Venezia e su quelle basi noi imposteremo il lavoro, la mia opinione è che dovremo accentuarne la valenza, secondo un ordine di priorità ed una gerarchia di valori, dettati dal contesto nel quale noi ci troveremo ad agire, ivi compreso, il rischio di una crisi non breve dei rapporti unitari, che per la prima volta, dopo anni, impone di far convivere la nostra vocazione unitaria, con l’ulteriore rafforzamento della presenza Filcams nei luoghi di lavoro e nell’iniziativa in generale. Questo, ad esempio, è un cambio di mentalità al quale nessuno di noi è pronto ed io aggiungo, al quale pochi di noi vorrebbero rassegnarsi; ma non possiamo attardarci in una paralisi che ci farebbe mancare l’appuntamento con le novità presenti nel contesto nazionale.

In questo senso, credo possa essere definita un’agenda tematica, sulla quale nelle prossime settimane il gruppo dirigente più ristretto e lo stesso direttivo della Filcams potranno tornare, per precisare contenuti e proposte.

1. Il pianetabilateralità, fondi integrativi ed altro. Vogliamo uscire definitivamente dall’ambiguità di una posizione che non rende mai chiaro il nostro pensiero su questa materia e che ha prodotto un impegno non del tutto convinto della nostra organizzazione nelle varie sedi della bilateralità. Noi consideriamo questo sistema, costituito da un insieme di strumenti prodotti dalla contrattazione, un sistema utile alla funzione di tutela dei lavoratori, soprattutto delle fasce più deboli, attraverso l’erogazione di prestazioni definite dalla contrattazione. Dobbiamo dirlo, senza remore, né particolari imbarazzi, che per settori del mondo del lavoro come i nostri, caratterizzati da forte polverizzazione, intrinseca debolezza, questi strumenti aiutano. Naturalmente, devono servire per la funzione per i quali sono stati pensati e realizzati, l’erogazione di prestazioni, non il finanziamento dei sindacati e delle associazioni di impresa. Se dovesse prevalere questo secondo aspetto, non solo la Filcams non sarebbe interessata, ma combatterebbe coerentemente contro questa visione distorta, in tutte le sedi.

Ma noi siamo per qualificare questo sistema, tant’è che abbiamo chiesto di partecipare alle commissioni contrattuali per dare il nostro contributo. Pensiamo che questo sistema si qualifichi non solo erogando prestazioni sempre più qualificate ai lavoratori, ma combattendo il rischio di implosione dello stesso sistema. Non è moltiplicando all’infinito enti, fondi e quant’altro che noi potremo assicurare loro un futuro certo. Logica e buon senso ci portano a dire che è arrivato il momento di invertire la rotta, razionalizzando, ri-accorpando, vincendo la logica autoreferenziale, che frena i processi virtuosi, per il mantenimento di posizioni di organizzazione o di associazione. Non mi interessa dare la colpa agli altri, né dire che gli altri sono più conservatori di noi. Spesso, dietro le critiche agli altri si nascondono suggestioni che attraversano la nostra stessa organizzazione. Dunque, a noi non resta che l’obbligo della coerenza con questa impostazione.

Ma anche per esercitarla in tutte le sedi, senza fughe, né sbavature, dobbiamo decidere che tutta la nostra rappresentanza nei vari organismi degli enti, dei fondi integrativi, di quelli interprofessionali non potranno più agire privati del necessario lavoro di “spogliatoio”, spesso abbandonati alla libera inventiva, senza un’efficace azione di coordinamento nazionale. In queste settimane, alcuni di voi mi hanno trasmesso la sensazione di essere stati lasciati un po’ in balia degli eventi, un po’ a se stessi e questo si può comprendere per l’aver dato priorità in questi ultimi due anni alle vicende contrattuali che tutti conosciamo. Ma, in ogni caso, qualunque siano le ragioni, da oggi dobbiamo decidere che il “gruppo” delle compagne e dei compagni presenti dentro questo sistema vivranno dentro un’attività di coordinamento periodico, cosa che già abbiamo inaugurato in questi giorni con i fondi interprofessionali e quelli integrativi.

2. Risorse umane e rinnovamento dei gruppi dirigenti. Per quanto la Filcams risulti una struttura già interessata da anni da un importante rinnovamento dei propri gruppi dirigenti, noi dobbiamo oggi consolidare e sviluppare questa politica.
Rinnovamento è innanzitutto un fatto generazionale. La Filcams è una delle strutture che può contribuire più di tutte le altre all’ingresso di giovani nel sindacato e nei suoi gruppi dirigenti. Per fare questo, dobbiamo favorire l’attuazione concreta della norma regolamentare che stabilisce la conclusione del rapporto di lavoro dipendente al raggiungimento dei massimi requisiti pensionistici, con relativa messa a disposizione degli incarichi. In secondo luogo, confermare gli investimenti sui progetti under 35, magari cominciando a pensare che debbano diventare under 30.

Rinnovamento è per noi, soprattutto, rappresentare nei gruppi dirigenti, fino ai vertici dell’organizzazione, la differenza di genere. Qui, meno che in altre strutture, sarebbero ammesse o comprese sottovalutazioni o peggio resistenze. Non basta dire che i nostri settori sono pieni di donne per colorare di rosa i vertici, non c’è mai automatismo. Spesso ci troviamo di fronte alle stesse difficoltà che si incontrano nelle aziende. Anche le donne sindacaliste sono spesso mogli, madri e figlie e questo le porta a fare 4 mestieri contemporaneamente.
La politica dei tempi, le flessibilità (buone) valgono anche per noi. Dobbiamo, per questo, dotare la Filcams di un luogo nel quale le politiche di genere, nella contrattazione e dentro l’organizzazione, possano essere elaborate e confrontate, non un recinto delle donne, ma uno spazio aperto al confronto dentro il gruppo dirigente.

Dobbiamo, poi, capire in che misura la presenza dei lavoratori e lavoratrici straniere sta determinando un progressivo mutamento nella composizione del mercato del lavoro, in alcuni comparti, per attrezzare la Filcams di una visione multiculturale.

Nelle prossime settimane dovremo, con la collaborazione vostra, attrezzare la segreteria del quadro complessivo della composizione dei gruppi dirigenti, degli apparati, anche in relazione alle scadenze di mandato, per poter programmare e finalizzare il più possibile le operazioni nei gruppi dirigenti, in rapporto stretto con la Cgil.

3. Consolidare e rafforzare la politica di rinnovamento significa far assumere un ruolo decisamente strategico alla formazione sindacale. Non può essere che alle imprese chiediamo di rispettare l’obbligo formativo per i lavoratori e nel sindacato la formazione per tanti anni è stata relegata in soffitta, e in tante strutture oggi è poco più che un optional.
Per fortuna, non è il caso della Filcams, che negli ultimi anni, grazie anche al contributo della compagna Silvia Cecchi, ha avviato un lavoro di riprogettazione della formazione e ha realizzato alcune prime esperienze significative, come quelle del Master. La mia opinione è che per il sindacato l’obbligo formativo dovrebbe rappresentare un vincolo per l’ingresso nei gruppi dirigenti e che la formazione dovrebbe rappresentare uno dei principali criteri ai quali finalizzare la politiche delle risorse.

Per queste ragioni, la formazione dovrebbe accompagnare l’intera vita lavorativa di un dirigente. Conseguentemente, un progetto nazionale dovrebbe rispondere alla domanda di formazione di base, di ingresso, formazione continua (aggiornamento), alta formazione (master) e ogni sindacalista dovrebbe disporre del proprio libretto formativo personale.
Nel frattempo, avendo un buon lavoro alle spalle, avendo uno strumento attuativo, come il Ce.Mu. dobbiamo costruire un “patto” fra noi e l’elaborazione del progetto nazionale di formazione deve rappresentarne la sanzione.
Per questo, dedicheremo una delle prime riunioni del 2009 a questo tema, sul quale la segreteria presenterà una proposta organica.

4. Credo che dobbiamo prestare maggiore attenzione alla dimensione internazionaledel nostro lavoro e della nostra iniziativa. Gran parte delle dinamiche che investono importanti nostri settori, hanno origini nei processi di internazionalizzazione dell’economia e dei mercati, compresa la composizione del capitale di impresa.
Per questo la Filcams deve dotarsi di una propria politica internazionale, che riqualifichi la nostra presenza nelle federazioni Internazionali di categoria e che sviluppi lo scambio di rapporti bilaterali tra sindacati dei diversi paesi. Ed al tempo stesso, promuovendo una politica di cooperazione solidale.

5. La struttura nazionale Filcams. In ultimo, credo che dobbiamo affrontare con coraggio il problema del rinnovamento della struttura nazionale che, come già detto, nei prossimi mesi sarà investita da numerose uscite per pensionamenti e scadenze di mandato.
Dico con coraggio, innanzitutto, perché alienandosi dalle esperienze consolidate crea sempre uno stato di ansia in chi rimane. “come faremo senza di lei/lui?”, “che sarà dopo di lei/lui?”. Spesso, ci troviamo a porci questa domanda di fronte alla conclusione di esperienze consolidate. Il coraggio è nell’assunzione di responsabilità in chi rimane.

Ma il coraggio è richiesto anche e soprattutto perché i processi che hanno portato negli anni ad avere un gruppo dirigente molto maturo, fa si che gran parte del futuro vada cercato all’interno di un salto generazionale che investa la stessa nostra struttura nazionale.
Qui, veramente, la Filcams potrebbe essere chiamata a giocare una scommessa di grande contenuto innovativo.
Sono due gli ingredienti per vincere questa scommessa: la disponibilità della materia prima, cioè, una leva di dirigenti appartenenti alla generazione successiva alla mia; l’unità di tutto il gruppo dirigente, cioè, essere convinti che questa sia la scelta più giusta e utile.

Io devo ancora finire di farmi un’ opinione, ma a prima vista credo di non avere dubbi sul fatto che la Filcams debba giocare questa scommessa, così credo di non avere dubbi sul fatto che la Filcams, con il contributo di tutti, possa vincere questa scommessa, offrendosi come laboratorio avanzato alle innovazioni sindacali
Di questo ci occuperemo nelle prossime settimane.

Care compagne e compagni, dopo tre mesi credo di poter dire che la Filcams sia una bella categoria, credo anche che sia una grande categoria, penso possa diventare la più grande categoria della Cgil. Per diventare questo dobbiamo credere in quello che siamo e che possiamo essere dentro la Cgil. Siamo, di fatto, un soggetto politico, per le problematiche, per la composizione della nostra rappresentanza. Siamo veramente un grande meticciato.
Siamo una finestra spalancata sul Paese e sul mondo. Anche per questo, non possiamo essere indifferenti a quello che succede nel Paese e nel mondo, dobbiamo avere qualcosa da dire, perché ci riguarda!

Siamo contenti che abbia vinto Obama (ed incazzati per l’autocritica di Bush sulla guerra in Iraq)
Respingiamo l’oscurantismo delle gerarchie vaticane, riproposto in occasione della moratoria chiesta dalla Francia nei confronti dei paesi ove vide la pena di morte agli omosessuali;
Siamo parte della carovana antimafia, perché la mafia è contro i diritti, calpesta la dignità e spara sulla democrazia e la libertà;
Siamo contro la violenza sulle donne e stiamo dentro il movimento che in questi giorni ha riproposto il tema dei diritti delle donne;
Siamo contro lo sfruttamento sessuale dei bambini nel turismo, e per questo facciamo parte dell’OMT;
Siamo contro le classi differenziate per immigrati e disabili, perché siamo contro i recinti culturali, le zone off-limits;
Siamo per il multiculturalismo, la vera risorsa della società globale;
Pensiamo che l’istruzione pubblica sia la pietra angolare della civiltà moderna e siamo contenti di rivedere gli studenti in piazza, a difenderla e noi siamo con loro.


Credo che questo sentimento politico fosse quello che animasse Piazza Navona, desse colore alle nostre bandiere e voce ai nostri slogan. Credo, per questo, che questa Filcams possa guardare con sufficiente fiducia alle sfide che ci attendono, perché questa Filcams, queste sfide può vincerle.

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gio

13

nov

2008

RADIOARTICOLO1.IT INTERVISTA IL SEGRETARIO GENERALE DELLA FILCAMS CGIL FRANCO MARTINI

Commercio: accordo separato, no grazie.

 

Ascolta l'intervista che RadioArticolo1.it ha fatto a Franco Martini, segretario generale della Filcams CGIL.

 

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mer

05

nov

2008

TRENO SPECIALE DALL'EMILIA ROMAGNA PER LA MANIFESTAZIONE DEL 15 NOVEMBRE 2008 A ROMA

emilia romagna

Dalle singole provincie dell'Emilia Romagna partiranno treni speciali e corriere.

Contatta la sede della Filcams a te più vicina per avere tutte le informazioni sulle modalità del viaggio e sugli orari di partenza.

  • FILCAMS Bologna - Via G.Marconi 67/2

mail bo_filcams@er.cgil.it - tel. 051 6087131

  • FILCAMS Cesena - Via M.T.Plauto, 90

mail ce_filcams@er.cgil.it - tel. 0547 642137-8

  • FILCAMS Ferrara - P.zza Verdi, 5

mail fe_filcams@er.cgil.it - tel. 0532 783111

  • FILCAMS Forlì - Via Pelacano, 7

mail fo_filcams@er.cgil.it - tel. 0543 453756

  • FILCAMS Modena - P.zza della Cittadella, 36

mail mo_filcams@er.cgil.it - tel. 059 326251

  • FILCAMS Parma - Via Casati Confalonieri 5

mail pr_filcams@er.cgil.it - tel. 0521 2979

  • FILCAMS Piacenza - Via XXIV Maggio 18

mail pc_filcams@er.cgil.it - tel. 0523 459720

  • FILCAMS Ravenna - Via Matteucci 15

mail ra_filcams@er.cgil.it - tel. 0544 244239

  • FILCAMS Reggio Emilia - Via Roma 53

mail re_filcams@er.cgil.it - tel 0522 457309

  • FILCAMS Rimini - Via Caduti di Marzabotto 30

mail rn_filcams@er.cgil.it - tel. 0541 779927-28-31

 

Se non partirai dall'Emilia Romagna in questo link puoi trovare i riferimenti alle sedi nel territorio nazionale della Filcams CGIL

 

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ven

31

ott

2008

CONTRATTOSEPARATO.COM INTERVISTA FRANCO MARTINI

Il collettivo di contrattoseparato.com ha intervistato il Segretario Generale della Filcams CGIL Franco Martini. Lo ringraziamo per la grande disponibilità dimostrata in un momento così complesso per la nostra categoria.

Gli abbiamo chiesto alcune considerazioni sul contratto separato del commercio, ma non solo. Ne risulta un ragionamento molto più ampio sulle prospettive e sulle azioni della nostra categoria.

 

Leggi tutta l'intervista

 

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ven

24

ott

2008

CONTRATTO - DIRITTI - UNITA': SABATO 15 NOVEMBRE 2008 SCIOPERO GENERALE DEL TERZIARIO - MANIFESTAZIONE A ROMA

  • Per cambiare le scelte di Confcommercio e Confesercenti che hanno imposto l’accordo separato;
  • Per ricostruire un percorso unitario con Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil interrotto dall’accordo separato, che divide e indebolisce i lavoratori e rafforza le imprese;
  • Per una nuova stagione contrattuale, che a partire dalla contrattazione aziendale e territoriale estenda diritti e si riappropri dell’organizzazione del lavoro;
  • Per la democrazia sindacale, affinchè ogni lavoratrice e lavoratore possa esprimere con il voto, la propria opinione sugli accordi.

 

Lo sciopero è proclamato per l’INTERO TURNO di lavoro:

VENERDI 14 Novembre (per chi lavora su 5 giorni)
SABATO 15 Novembre
(per chi lavora su 6 giorni)

(Lo sciopero per l’intero turno si intende anche nel caso di orari spezzati o di turni serali/notturni a cavallo di 2 giornate)

 

Il giorno

15 Novembre 2008
MANIFESTAZIONE A ROMA

  • ORE 9:00 concentramento in p.zza Bocca delle Verità
  • ORE 10:00 inizio corteo
  • ORE 11:30 arrivo manifestazione in piazza Navona


Interverranno

FRANCO MARTINI

Segretario Generale Filcams CGIL

 

GUGLIELMO EPIFANI

Segretario Generale CGIL

 

contratto diritti unità
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ven

17

ott

2008

CRONACA DELL'INCONTRO CON CONFCOMMERCIO DEL 15 OTTOBRE 2008: CONTRIBUTO DI FRANCO MARTINI - SEGRETARIO GENERALE FILCAMS CGIL

L'incontro di mercoledi 15 ottobre, di Cgil, Cisl e Uil con Confcommercio, segue la decisione sull'allargamento del tavolo che discute della riforma del modello contrattuale.

Nel mentre la Presidente di Confindustria Marcegaglia concludeva la riunione della propria Associazione dando il via libera all'accordo separato, il Presidente Sangalli sottolineava l'importanza di un confronto unitario che potesse concludersi con la defizione di una intesa condivisa da tutte le parti ed in questa rappresentare anche le peculiarità di un settore come quello del terziario. Naturalmente, si tratta di semplici auspici, che non autorizzano facili ottimismi. Al tavolo di Confcommercio, infatti, sono state ribadite le posizioni già esplicitate nel corso del Confronto con Confindustria. Cisl e Uil hanno espresso un giudizio positivo sugli indirizzi proposti dall'Associazione di viale dell'Astronomia; Epifani, per la Cgil, ha ribadito quelle critiche della Cgil, sia per il rischio di una riduzione programmata dei salari, contraddicendo le numerose analisi sul calo del potere d'acquisto dei redditi da lavoro, sia in ordine alla centralizzazione del modello, con il mancato rafforzamento della contrattazione di secondo livello, sia per l'indebolimento del suo carattere universale, tanto più a fronte della derogabilità dalle norme dei Ccnl. Epifani ha, inoltre, posto il problema dell'intesa separata sul contratto del terziario, che rende difficile la discussione con Confcommercio sul sistema delle regole contrattuali. Tutti affermano la necessità di superare l'atipica divisione venuta a crearsi, che esclude -tra l'altro- l'organizzazione più rappresentativa, ma pochi sanno come affrontare e risolvere le critiche di merito avanzate dalla Filccams, abbondantemente descritte in questo sito. In ogni caso, i tre segretari generali di Fisascat, Uiltucs e Filcams si incontreranno nei prossimi giorni per esaminare la situazione e verificare le condizioni per riprendere il lavoro unitario, a partire dall'obiettivo della ricomposizione delle divisioni maturate in seno alla trattativa per il rinnovo del Contratto. Anche il tavolo sul modello contrattuale proseguirà nei prossimi giorni, in sede tecnica, per l'approfondimento delle questioni. Dell'una e dell'altra questione terrò informato tempestivamente il sito, che ringrazio per l'utile opera di informazione.

 

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mar

14

ott

2008

ACCORDO SEPARATO DEL COMMERCIO: UNA STRADA LUNGA E TORTUOSA

E' quanto emerso dalla discussione nel direttivo regionale allargato che la Filcams CGIL dell'Emilia Romagna ha tenuto oggi (14/10/2008) a Bologna alla presenza del Segretario Generale Filcams Nazionale Franco Marini.

 

In una sala gremitissima di delegati e quadri sindacali Valter Sgargi, il Segretario Generale della Filcams Emilia Romagna, ha tratteggiato la situazione in cui si trovano tutti i lavoratori del commercio. Lo scopo non è stato quello di capire cosa è successo, bensì, partendo da quanto accaduto, definire le strategie per uscire dalla situazione creatasi tenendo conto del contesto più ampio in cui ci troviamo. Da qui i ragionamenti legati all'innegabile difficoltà dell'economia che certamente non semplifica la nostra azione. La constatazione che il calo di consumi dovrebbe portare le aziende a rivedere le strategie di crescita e di sviluppo non deve restare patrimonio delle sole aziende, ma deve essere sprone per il sindacato per elaborare idee e proposte. Peraltro proprio questo tema è stato affrontato in diversi interventi che si sono susseguiti nel pomeriggio dove si è segnalata la necessità di ripensare il settore alla luce anche dell'impatto sociale ed ambientale che il modello attuale degli ipermercati produce nei territori e nelle famiglie.

Detto questo il nocciolo della relazione si è sviluppato sull'asse delle iniziative future e delle ricadute che queste potrebbero avere sulla vertenza. Sgargi si è soffermato brevemente sulla necessità già da domani (15/10/2008) di verificare nell'incontro con Confcommercio la possibilità di riaprire il tavolo, sapendo che questa potrebbe essere una strada che non porta a nulla. Da qui allora prepararsi per un impegno grande, forte e condiviso per far riuscire lo sciopero del 15 Novembre 2008. Questo evento non potrà ritenersi conclusivo, ma semmai dovrà essere interpretato come la prima azione di lotta in un contesto che si potrebbe protrarre per parecchi mesi.

Lo sciopero quindi deve riuscire! E' realistico pensare che questa iniziativa avrà tutta l'attenzione delle controparti e non può e non deve fallire. Con questa iniziativa si chiederà la ripartura del tavolo ed in assenza di questa situazione la possibilità di andare al voto definendo modalità unitarie di consultazione dei lavoratori. Purtroppo l'esperienza che stiamo vivendo in queste settimane mostra che neppure nel contratto del commercio cooperativo, dove la firma è stata unitaria, Fisascat e Uiltucs si stanno rendendo disponibili alla consultazione dei lavoratori. Questo atteggiamento rende quindi poco credibile che sul contratto del terziario le due organizzazioni del commercio di CISL e UIL siano disponibili alla consultazione.

Da qui la necessità quindi di avviare a livello aziendale tutte le possibili vertenze per contrastare i contenuti dell'accordo separato. Si deve cioè portare lo scontro nelle aziende ragionando della non applicazione delle norme che non condividiamo e pure della possibilità di anticipare nel tempo alcune delle tranche definite nell'accordo separato.

Questa strada va percorsa anche unitariamente, ove possibile. Si deve in pratica attivare un meccanismo che possa aumentare la democrazia nei luoghi di lavoro contrastando l'impostazione delle altre sigle sindacali che invece ritengono superfluo un percorso di consultazione democratica.

Nell'ambito della relazione Sgargi si è poi soffermato sulla vicenda parallela che ha portato anche Confesercenti a firmare un accordo fotocopia. Questa situazione, soprattutto in una regione come l'Emilia Romagna dove Confesercenti ha un peso rilevante, deve portare ad una iniziativa specifica nei confronti di questa associazione datoriale che partendo da richieste diverse ha poi sposato completamente le tesi di Confcommercio.

 

Come accennato gli interventi che si sono susseguiti nel corso del pomeriggio hanno abbracciato tutti i temi affrontati nella relazione. In alcuni casi, con accenti diversi, hanno posto questioni sul contratto della cooperazione, piuttosto che sulla nostra partecipazione agli enti bilaterali, ma soprattutto sulla necessità che ci sia chiarezza del cosa si vuole fare e del dove si vuole andare.

 

Le conclusioni di Martini non hanno eluso le questioni poste. Partendo dal presupposto che la situazione creatasi a Luglio nel commercio diventa molto simile alla situazione che si sta verificando a livello confederale, il Segretario Generale ha detto che l'unco modo per uscire da questa situazione è fare un salto di qualità. Che significa capire, ma successivamente anche indicare, come gestire i rapporti unitari. Dobbiamo riempire le nostre iniziative di contenuti e questo diventa tanto più necessario ora per evitare di farsi isolare. L'iniziativa del 15 Novembre 2008 è il primo passo, ma a questo ne devono seguire altri che abbiano lo scopo di raggiungere gli obiettivi che ci poniamo. E' necessario avere il senso della prospettiva ed attrezzarsi per reggere la situazione che potrebbe prolungarsi financo alla conlusione dell'accordo separato (Dicembre 2010).

Si deve quindi trovare il modo per parlare all'intero paese e non solo ai lavoratori del commercio, segnalando che uno Stato dove la pratica democratica viene accantonata è uno Stato che deve preoccupare tutti, non solo i lavoratori del commercio. Dovremo utilizzare la ricerca delle regole condivise e quindi della democrazia ne luoghi di lavoro per evitare che ci isolino. Sapendo che se si vota e la maggioranza dei lavoratori fosse favorevole a questo accordo separato la Filcams dovrebbe apporre anch'essa la firma su quell'accordo. Il problema però, ad oggi, è che la consultazione unitaria non ce la faranno fare ed è ben strana la situazione nella quale due organizzazioni sindacali, che ritengono di rappresentare meglio di noi i lavoratori, poi non vogliano sottostare alla pratica democratica della loro consultazione.

Bisogna quindi agire per cercare di smontare la situazione anche tramite la contrattazione territoriale, dove si riesce, o aziendale. Questa azione negoziale deve avere la prerogativa di incidere nelle aziende sull'organizzazione e sugli orari di lavoro. Ma in questo ambito si deve anche procedere alla richiesta di erogazioni anticipate rispetto alla calendarizzazione sottoscritta da Confcommercio, Confeserceti, Fisascat e Uiltucs.

Si deve però avere ben presente che nel fare questo dobbiamo anche porci l'obiettivo di intercettare gli apprendisti sapendo che la semplice negazione della validazione negli enti bilaterali dei loro nuovi rapporti di lavoro ci potrebbe esporre alla strumentale considerazione che noi rappresentiamo solo alcuni lavoratori e neghiamo il lavoro ai giovani. Purtroppo non esiste una risposta certa, l'iniziativa che ci apprestiamo a fare ha una copertura giuridica che ci consente di validare certamente quei rapporti di lavoro da apprendisti che rispettano le norme del precedente CCNL sottoscritto il 2 Luglio 2004. Và poi rimarcato che bisogna anche dire con forza che la bilateralità come noi la intendiamo è uno strumento che storna risorse dei lavoratori per erogare loro delle prestazioni e non può e non deve diventare qualcosa di diverso.

Infine laddove le altre sigle sindacali stanno operando per nominare le RSA si deve agire per arrivare all'elezione delle RSU. Anche questo sarà elemento che ci aiuterà a non farci isolare ed a praticare la supremazia della democrazia nei luoghi di lavoro.

 

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ven

10

ott

2008

15 NOVEMBRE 2008: FILCAMS CGIL PROCLAMA LO SCIOPERO CON MANIFESTAZIONE A ROMA

Dall'assemblea dei 2000 quadri e delegati della Filcams CGIL riunitisi a Roma il 9 Ottobre 2008 escono due elementi molto chiari e netti:

  1. NO all'accordo separato
  2. SCIOPERO con manifestazione nazionale a Roma il 15 Novembre 2008

 

Questi elementi stanno tutti nelle parole del nuovo Segretario Generale Filcams Franco Martini che ha ribadito quanto la Filcams dice dal 18 Luglio 2008: l’accordo separato per il rinnovo contrattuale del commercio è “sbagliato e contrario agli interessi dei lavoratori del settore”.

 

Non abbiamo firmato perché quel contratto produce, su punti importanti, un significativo peggioramento delle condizioni di chi lavora nel commercio. Ridurre la questione del lavoro domenicale ad una mera presa d’atto della realtà esistente ed il nostro rifiuto a condividere la norma prevista in quell’intesa ad una presunta, ideologica contrarietà al lavoro domenicale è semplice barzelletta” ha proseguito Martini spiegando come invece la verità è un’altra: “l’effetto concreto di quelle norme sarà che le aziende, a partire dalla grande distribuzione, otterranno il duplice risultato di organizzare il lavoro domenicale come e quando vogliono e di pagarlo meno”.

 

Martini ha pure ribadito il dissenso della Filcams a sottoscrivere le norme dell’accordo sugli apprendisti: “Perché rivalersi sempre sui più deboli?”. Per risparmiare qualche denaro? Infatti è chiaro che la nuova normativa sull’apprendistato si spiega solo in questo modo. “E per risparmiare questi quattro soldi si raschiano i diritti della parte più debole di questo lavoro, e si alimenta un conflitto tra vecchi e nuovi assunti in una vera guerra fra poveri!”.

 

L'accordo separato dimentica le richieste della piattaforma unitaria e modifica le norme sulle domeniche, limitando l'iniziativa sindacale sul tema dell'organizzazione del lavoro che è tipico della contrattazione di secondo livello “dove nasce e si sviluppa la possibilità dei lavoratori e del sindacato di dire la loro sull’organizzazione del lavoro, sulla gestione degli orari, dei turni, ecc”. Martini ha chiesto ancora con forza che quell’accordo venga sottoposto al voto dei lavoratori “nel rispetto delle regole che insieme ci siamo dati. Noi non abbiamo paura del voto di tutti i lavoratori del settore, ed il nostro rispetto per la democrazia è quello che ci farà rispettare l’esito stesso della consultazione. Se i lavoratori approveranno l’intesa noi la rispetteremo”.

 

Martini ha delineato un quadro, anche generale, che motiva la scelta della categoria di dare seguito alla mobilitazione iniziata dopo la firma separata: “Per tutte queste ragioni daremo attuazione alla decisione assunta dal Comitato direttivo della Filcams di proclamare una giornata di sciopero nazionale per il 15 novembre prossimo e di tenere, nella stessa data, una grande manifestazione a Roma. Una giornata di mobilitazione generale per difendere il diritto alla contrattazione, per difendere i diritti delle fasce più deboli, a partire dagli apprendisti, per respingere il tentativo di fare del mercato del lavoro una sorta di self service a basso costo. Per chiedere ad imprese e governo politiche di qualificazione del lavoro, del mercato, e dei prodotti”.

 

2000 quadri delegati Filcams I 2000 quadri e delegati Filcams il 9 Ottobre 2008
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mer

08

ott

2008

BONANNI ED ANGELETTI: PAROLE POCO COERENTI CON LA SOTTOSCRIZIONE DEL CONTRATTO DEL COMMERCIO

Raffaele Bonanni, il Segretario Generale della Cisl, nel suo intervento ad un convegno internazionale, in corso alla Cittadella, promosso unitariamente da Cgil-Cisl-Uil ha detto che “ora con la crisi, le ragioni del lavoro vanno consolidate con un patto tra lavoratori ed imprese, per questo è importante procedere alla riforma dei contratti.”

Allo stesso convegno Luigi Angeletti, il Segretario Generale della Uil, ha detto che "bisogna combattere l’idea che lo sviluppo economico si possa basare sullo sfruttamento sulla negazione dei diritti delle persone che lavorano come accade sempre piu’ spesso in molti paesi che ci fanno anche concorrenza."

Peccato che le due orgaizzazioni di cui Bonanni ed Angeletti sono Segretari Generali non abbiano trovato di meglio che sottoscrivere l'accordo del commercio che "sfrutta" maggiormente i giovani apprendisti escludendoli completamente dal diritto alla maturazione dei permesi retribuiti per la prima parte del periodo di apprendistato e sancisce un "patto" tra lavoratori ed aziende che concede alle aziende la piena disponibilità del 50% delle domeniche obbligando i lavoratori alla prestazione lavorativa. E' evidente l'inconciliabilità tra queste loro parole e quanto è stato sottoscritto per i lavoratori del commercio. E' evidente che per consolidare le ragioni del lavoro non sono questi i "patti" che servono ai lavoratori.

 

CHIEDIAMO CON FORZA CHE I LAVORATORI DEL COMMERCIO POSSANO ESPRIMERSI DEMOCRATICAMENTE SUL TESTO SOTTOSCRITTO SOLO DA CONFCOMMERCIO / CONFESERCENTI / CISL / UIL

AL VOTO! AL VOTO! AL VOTO!

 

vauro senesi vignetta angeletti bonanni
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sab

04

ott

2008

NON PARLARE CON I LAVORATORI E' SEGNO DI SCARSA CULTURA SINDACALE

Angeletti nei giorni scorsi ha dichiarato a "Il sole 24 ore" che "c'è un ritardo culturale profondo" nelle logiche della Cgil. Il tema era la trattativa per la riforma del modello contrattuale e Angeletti ha aggiunto che non è preoccupato di un'eventuale firma senza la Cgil, perché ''pochi mesi fa è stato firmato il contratto del commercio senza la Cgil e non se n'è accorto nessuno".

 

Va ricordato che uno dei motivi per cui nessuno, nemmeno CISL e UIL, ha parlato del rinnovo del contratto del commercio è che proprio queste due sigle si sono espresse in modo contrario alla realizzazione di una consultazione unitaria e vincolante dei lavoratori del commercio.

Il nostro impegno nasce anche per contrastare questa deriva autoreferenziale che ha colpito qualcuno. Ci sembra francamente improprio che un segretario generale di un'organizzazione sindacale vanti tra le cose per lui positive che non si sia aperto un percorso di informazione e di consultazione con i lavoratori per verificare il merito del rinnovo del contratto nazionale del commercio. Questa "mancanza" si è verificata certamente per demerito dell'organizzazione di cui Angeletti è segretario generale e quindi ci pare anomalo che sia Angeletti a parlare di "ritardo culturale".

 

CHIEDIAMO CON FORZA CHE I LAVORATORI DEL COMMERCIO POSSANO ESPRIMERSI DEMOCRATICAMENTE SUL TESTO SOTTOSCRITTO SOLO DA CONFCOMMERCIO / CONFESERCENTI / CISL / UIL

 

AL VOTO! AL VOTO! AL VOTO!

 

vauro senesi cisl uil firmano riforma modello contrattuale
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gio

02

ott

2008

CONTRATTOSEPARATO.COM INTERVISTA GUGLIELMO EPIFANI

Il collettivo di contrattoseparato.com ha intervistato il Segretario Generale della CGIL Guglielmo Epifani che ringraziamo per la grande disponibilità dimostrata in un momento così complesso per la nostra organizzazione.

Gli abbiamo chiesto alcune considerazioni sul contratto separato del commercio, ma come ovvio, data la cronaca di questi giorni, le risposte abbracciano un più vasto contesto.

 

Leggi tutta l'intervista

 

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mer

01

ott

2008

ASSEMBLEA NAZIONALE QUADRI E DELEGATI DEL COMMERCIO: 9 OTTOBRE 2008

Per ribadire il no al contratto separato del commercio, giovedì 9 ottobre si terrà l'assemblea dei quadri e delegati del Terziario, Distribuzione e Servizi.

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gio

25

set

2008

9 OTTOBRE 2008: ASSEMBLEA NAZIONALE QUADRI E DELEGATI DEL COMMERCIO

Il Comitato Direttivo della Filcams CGIL, riunitosi il 17 e 18 Settembre 2008, ha valutato necessario procedere alla convocazione dell'assemblea nazionale dei quadri e delegati per affrontare l'attuale momento. Tale assemblea si terrà a Roma il 9 di ottobre 2008 ed avrà il compito di definire tutte le iniziative possibili al fine di uscire dalla situazione creatasi dopo la firma dell'accordo sul rinnovo del CCNL TDS da parte di Fisascat CISL e Uiltucs UIL.

 

Le iniziative che si definiranno in questa assemblea, sommate alle centinaia di ordini del giorno e firme raccolte contro l'accordo separato, avranno l'obiettivo di riaprire il negoziato. Oltre a questo si riaffermerà con forza il vincolo imprescindibile di applicazione del regolamento unitario dove si definisce la necessità che, per validare l'accordo, si debba procedere alla consultazione unitaria e certificata di lavoratori e lavoratrici.

 

Il Comitato Direttivo ritiene comunque inevitabile, qualora non si arrivi ad una soluzione condivisa da tutte le Organizzazioni Sindacali, che il conflitto si sposterà a livello aziendale con l'obiettivo di riprendere le posizioni sostenute dalla Filcams al tavolo del CCNL. Per questo scopo saranno convocati i coordinamenti Filcams delle aziende della grande distribuzione, ma non solo.

Infatti si è pure deciso di proporre a questa assemblea di quadri e delegati una grande manifestazione nazionale dei lavoratori e lavoratrici del terziario da effettuarsi nella prima metà di novembre con la proclamazione di uno sciopero nazionale per l'intera giornata.

 

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lun

22

set

2008

PETIZIONE LAVORATORI DEL COMMERCIO: I COMMENTI

Ad un mese e mezzo dall'avvio della petizione on line, che abbiamo avviato per chiedere che sul contratto del commercio si effettui una consultazione certificata e vincolante, i lavoratori hanno prodotto diversi commenti. Il segno ed il senso di questi commenti va in una direzione ben chiara: delusione per i contenuti dell'ipotesi di accordo sottoscritta da CISL e UIL, ma anche la necessità di poter esprimere un giudizio di merito sui contenuti stessi.

Dobbiamo segnalare anche che non sono pochi i commenti di disaffezione al sindacato e di profonda critica all'operato di CISL e UIL, come peraltro appare evidente dalle lettere scritte dai rappresentanti sindacali Fisascat di Lucca e dalle RSU Uiltucs di Auchan Nerviano. Crediamo che una consultazione dei lavoratori possa fare chiarezza e dimostrare, anche ai lavoratori che identificano il sindacato come "l'altra casta", che l'unico interesse delle organizzazioni sindacali sia la tutela dei lavoratori ed il miglioramento delle loro condizioni di lavoro.

 

Riportiamo di seguito i link ad alcuni dei commenti raccolti.

 

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mer

17

set

2008

LA POSIZIONE DEI DELEGATI AZIENDALI UILTUCS UIL DELLA RSU DI AUCHAN NERVIANO

Pubblichiamo il testo di una lettera degli RSU UILTUCS di Auchan inviata alle Segreterie Sindacali ed apparsa sul numero 31 di "Area Sindacale" pubblicato dal sito della UILTUCS LOMBARDIA

I delegati aziendali Uil.Tu.C.S. - UIL della R.S.U. di Auchan Nerviano giudicano negativamente la firma dell’ipotesi di accordo del C.C.N.L. la cui trattativa si è caratterizzata dalla scarsa informazione, dal carente coinvolgimento e dall’inadeguata rappresentanza, nonostante le difficoltà e le complessità del rinnovo fossero note fin dall’inizio, viste le precedenti esperienze.
Questi problemi vanno affrontati con immediati impegni straordinari di tutti i livelli dell’organizzazione, partendo dai vertici nazionali e locali, nei dibattiti con le iscritte e gli iscritti, le lavoratrici e i lavoratori per consentire una corretta e democratica consultazione.
Nel merito dell’ipotesi di accordo, sottolineiamo il tema dell’organizzazione del lavoro. Questa materia, fondamentale sia per garantire la tutela delle lavoratrici e dei lavoratori sia per dare ruolo e potere alle rappresentanze sindacali nell’ambito di ogni singolo luogo di lavoro, è il bersaglio di ripetuti e pesanti attacchi attraverso iniziative legislative e tramite l’atteggiamento delle aziende, soprattutto della grande distribuzione.
In questo senso non si comprendono le scelte operate in tema di riposo giornaliero e di lavoro domenicale che, definendo deroghe a livello nazionale, sottraggono ulteriore spazio alla contrattazione integrativa aziendale. L’insieme della manovra (derogabilità al riposo settimanale prevista dall’ultima legge del governo e deroghe introdotte con questo accordo) introduce un ampio potere discrezionale per le imprese nella determinazione degli orari di lavoro.
E ciò aggrava una situazione già molto critica sotto questo profilo, che vede la contrattazione di secondo livello attestata a basse percentuali di diffusione proprio, mentre CGIL – CISL - UIL ne sollecitano invece l’allargamento.
In particolare, l’ammissibilità della riduzione del riposo giornaliero a 9 ore continuative (anziché 11 ore come previsto dalla legge), oltre a non coprire adeguatamente nemmeno le esigenze fisiologiche (come nel caso del passaggio tra turno di chiusura e turno mattutino), appare come un passo indietro sulla sicurezza, che aumenta il rischio sulla pelle delle lavoratrici e dei lavoratori, nonostante si stia attraversando un periodo dove è alta l’attenzione sugli infortuni e gli “omicidi” del lavoro.
Per quanto attiene il lavoro domenicale, il riconoscimento all’impresa del potere di imporre la prestazione lavorativa appare sindacalmente ingiusta in via di principio, e persino sbagliata nella sua definizione quantitativa che pone un’eguale percentuale di presenza a prescindere dalla tipologia commerciale e dalla collocazione geografica in un contesto normativo diverso per ogni regione e comune.
La disuguaglianza tra vecchi e nuovi assunti è reale, ma la conquista dei diritti degli uni non deve essere fatta sulla pelle degli altri. Non è logico risolvere una situazione del genere con un’armonizzazione al ribasso dei diritti di chi, in questo momento, rappresenta l’ultimo baluardo dei sindacati nelle aziende. Inoltre non è specificato se la prestazione domenicale rientra nell’orario ordinario o straordinario, e se fosse orario ordinario non è chiaro come si possa mantenere la maggiorazione dello straordinario. E se invece resta un turno straordinario la disuguaglianza tra lavoratori rimane comunque, perché i nuovi assunti avranno solo la maggiorazione festiva.
Senza dimenticare che i destinatari di questo obbligo al lavoro domenicale sono le lavoratrici e i lavoratori che negli ultimi anni hanno subito la riorganizzazione del lavoro nelle aziende, e ora si trovano ad essere gestiti su nastri orari che vanno dalle 5.00 alle 23.00, dal lunedì al sabato.
Siamo convinti che il tema del lavoro domenicale deve essere affrontato con soluzioni strutturali, ma come normalmente si fa alla presenza di cambiamenti organizzativi che incidono radicalmente sulla vita e sul reddito delle persone, abbiamo sempre sostenuto la rivendicazione di contropartite adeguate, di apprezzabili e reali ragioni di scambio.
In questo caso non s’intravedono: non vi è liberazione di domeniche lavorative per i giovani che soggiacciono contrattualmente tale obbligo, non vi è possibilità d’incremento del monte ore contrattuale del part-time, vi è il concreto rischio di una perdita salariale per i lavoratori full-time.
Inoltre agli apprendisti, già penalizzati sul salario d’ingresso, sono decurtate le ore di p.i.r. a fronte di un minimo aumento della percentuale di conferma; anche la parte economica appare insufficiente sia per il prolungamento della validità, sia per far fronte all’emergenza salariale che caratterizza questa fase economica e sociale.
La normativa sulla elezione della R.S.U. ci lascia parecchio perplessi in merito al rispetto della democrazia sindacale, in quanto non tiene conto di eventuali rappresentanze reali differenti.

 

Per queste ragioni noi delegati Uil.Tu.C.S. - UIL della R.S.U. di Auchan Nerviano:
- sollecitiamo un’immediata iniziativa per correggere l’impostazione assunta,
- chiediamo maggiore informazione, trasparenza e il rispetto del mandato di rappresentanza,
- auspichiamo che su queste basi sia possibile ricomporre la divergenza insorta nel rapporto unitario tra Filcams CGIL – Fisascat CISL – Uil.Tu.C.S. UIL e giungere ad una soluzione più adeguata alle esigenze dei lavoratori e delle lavoratrici di questo settore, già oggetto di pesanti condizioni scarsamente riconosciute in questi anni.

I delegati Uil.Tu.C.S. – UIL della R.S.U. di Auchan Nerviano
Luca Garimoldi e Giuseppe Pugliese

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mar

16

set

2008

LA POSIZIONE DEI RAPPRESENTANTI SINDACALI FISASCAT CISL DI LUCCA

Pubblichiamo un commento dei rappresentati sindacali Fisascat Cisl di Lucca apparso nel post intitolato "Ok dei sindacati: la domenica non sarà più tabù lavorare. Interessante ricerca della Cermes-Bocconi" del blog GDO News.

 

I contenuti dell’ipotesi di accordo per il rinnovo del CCNL del commercio sottoscritto da due sole sigle sindacali non sono che un indebolimento in un settore già di per se frammentato, a fronte di una contro parte sempre più forte ed esigente rispetto alle proprie necessità.
Nel merito dell’accordo sulla partita del lavoro domenicale abbiamo assistito ad un completo rovesciamento delle posizioni sempre sostenute a salvaguardia della volontarietà rispetto a quanto sottoscritto, questo è ritenuto penalizzante e giunto fra l’altro in modo inaspettato, senza un confronto preventivo su eventuali disponibilità, che comunque potevano essere attuate con modalità diverse e con maggiore tutela. Riteniamo, al di là delle motivazioni che hanno portato alla firma dell’accordo, si debba a questo punto necessariamente tenere conto dell’opinione dei lavoratori, è impensabile e intollerabile che quanto sottoscritto non venga sottoposto al vaglio di coloro che ne saranno i destinatari, affinchè possano democraticamente esprimere la loro opinione nel merito, come sempre si è fatto nel passato, anche se oggi con una buona dose di ipocrisia, vengono sollevati dubbi sulla rappresentatività di tali meccanismi.
Rivendichiamo con forza il rispetto di un percorso democratico che consenta di capire se il testo di accordo incontra o meno il favore dei lavoratori, quanto meno dei nostri inscritti.
Invitiamo tutti i nostri inscritti e rappresentanti sindacali Fisascat ad aderire e sostenere tale richiesta per dare voce al proprio pensiero anche dentro questa organizzazione.

 

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sab

13

set

2008

PER CONTRATTOSEPARATO.COM IL BILANCIO DEL PRIMO MESE

Dal 5 agosto 2008, giorno del suo varo, all'11 settembre 2008 il sito contrattoseparato.com ha avuto 2372 contatti e sono state visitate 6219 pagine.

 

Tenuto conto del periodo in cui è stata avviata questa iniziativa il risultato è sicuramente buono ed ha garantito, insieme ad altre iniziative sul web visibili nella sezione Amici di link, quella visibilità alla vertenza del rinnovo del CCNL del commercio che la stampa ed i media in generale non hanno fornito.

Un esempio sta nel fatto che il 1 settembre 2008 la Radio web Articolo 1 ha intervistato il segretario generale della Filcams di Modena per comprendere le motivazioni che ci hanno spinto a creare il sito.

A fronte di questo importante risultato però non corrisponde un risultato altrettanto buono della petizione on line fatta per chiedere una consultazione certificata di tutti i lavoratori del commercio. Crediamo che questa iniziativa sia utile al fine di far capire che il coinvolgimento dei lavoratori non può essere dimenticato. Nel farlo è evidente che non si può prescindere proprio dal coinvolgimento dei lavoratori, a partire dalla loro volontà e capacità di sostenere la petizione apponendo una firma.

Vi chiediamo pertanto di diffondere nei luoghi di lavoro e nelle bacheche sindacali il link della petizione on line, anche attraverso i volantini che potete scaricare direttamente dal sito:


Invitate i colleghi, gli amici, i parenti a sottoscrivere la petizione per generare anche un meccanismo di solidarietà nei confronti dei lavoratori del commercio che con il nuovo CCNL vedranno peggiorate le condizioni di lavoro. Oltre a questo vi chiediamo di farci avere commenti, suggerimenti, idee, proposte che possano aiutare tutti i lavoratori del commercio ad uscire nel miglior modo possibile da questa intricata vicenda.

statistiche contratto separato commercio
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gio

11

set

2008

PRESIDIO DAVANTI A CONFCOMMERCIO MILANO

La FILCAMS di Milano organizza per Venerdì 12 settembre 2008 – dalle 9.30 alle 12.30 un PRESIDIO DAVANTI A CONFCOMMERCIO - Corso Venezia, n°47 Milano

 

  • Contro la firma separata del CCNL Commercio/Terziario da parte di Fisascat Cisl – Uiltucs e Confcommercio!
  • Per riaprire il negoziato e rispettare la volontà dei lavoratori!
  • Contro il peggioramento delle condizioni di vita e di lavoro!

 

Altre iniziative


Venerdì 12 settembre 2008 – nel pomeriggio
VOLANTINAGGIO PER LE VIE DEL CENTRO DI MILANO
Sabato 13 settembre 2008
VOLANTINAGGIO NEI CENTRI COMMERCIALI

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mar

02

set

2008

CONFESERCENTI: UNA TRATTATIVA FINTA

La firma che Confesercenti ha apposto su questo accordo separato ha un sapore assai acido che sorprende per tempistica e per contenuti. Si deve infatti ricordare che questa associazione, nell'arco dei 18 mesi di trattativa, aveva mantenuto le distanze da quelle richieste e da quegli atteggiamenti che invece avevano caratterizzato le iniziative della Confcommercio. Con il senno di poi dobbiamo aggiungere apparetemente, come pura apparenza si è dimostrata nei fatti la trattativa al tavolo di Confesercenti. Infatti oggi constatiamo che Confesercenti ha sfruttato la ragionevolezza delle  rivendicazioni sindacali per evitare gli scioperi di Novembre e Dicembre 2007, ma ha poi fatto proprie le tesi presenti nell'accordo separato sottoscritto qualche giorno prima da Fisascat, Uiltucs e Confcommercio.
Questo atteggiamento segnala l'assenza di autonomia di questa associazione e dimostra che evidentemente la trattativa dei 18 mesi è stata assolutamente inutile. Una perdita di tempo che ha portato alla firma di un contratto marginale i cui contenuti non sono mai stati richiesti nell'arco di tutta la trattativa da parte di Confesercenti, ma derivano direttamente ed unicamente dalle richieste di Confcommercio.

A questo va aggiunto che l'aver liquidato telefonicamente la Filcams, la sigla sindacale largamente più rappresentativa nelle aziende che applicano il contratto del terziario Confesercenti, dalla parte conclusiva della trattativa è un atto grave che dimostra evidenti limiti e tutta l'inutilità dei mesi di trattativa precedenti. Di conseguenza la scelta di Confesercenti assume una gravità ancor superiore a quella riscontrata sul tavolo Confcommercio perché è evidente che qui la scelta della rottura è squisitamente politica di accodamento alla Confcommercio a prescindere dal merito contrattuale.

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mar

26

ago

2008

PERCHE' FILCAMS NON HA SOTTOSCRITTO L'IPOTESI DI ACCORDO DEL CCNL TDS

La FILCAMS/CGIL non ha sottoscritto l’ipotesi di accordo del CCNL del commercio in quanto una parte dei contenuti non ci convincono. Ci riferiamo al lavoro domenicale e all’orario di lavoro degli apprendisti.

 

Sul lavoro domenicale il testo sottoscritto da FISASCAT e UILTUCS va nella direzione contraria a quanto richiesto in piattaforma, perché introduce il lavoro domenicale come orario di lavoro normale e obbligatorio aumentandolo a 26 giorni tra domeniche e festività.
E’ vero che per i lavoratori che hanno il riposo in un giorno diverso dalla domenica si definisce un percorso al termine del quale otterranno una maggiorazione del 30%, che però sarà “onnicomprensiva” e “non cumulabile”. Questo risultato si ottiene con una norma del CCNL, sottraendo quindi la materia alla più consona contrattazione di secondo livello, dove è possibile coniugare la necessità del lavoro e delle aperture domenicali con la disponibilità dei lavoratori, negoziando il tema che è il cuore della contrattazione di secondo livello, cioè l’organizzazione del lavoro. In questo modo si contraddice anche quanto sottoscritto unitariamente da CGIL, CISL e UIL nella piattaforma unitaria sulla riforma del modello contrattuale, che si sta discutendo con le controparti e con il Governo, nella quale si indica la necessità di sostenere la diffusione qualitativa e quantitativa del secondo livello di contrattazione.

 

Sugli apprendisti il testo sottoscritto da FISASCAT e UILTUCS prevede che, fatte salve le ex festività, i nuovi apprendisti non godano dei permessi retribuiti per i primi due anni, maturino il 50% degli stessi solo nel secondo biennio e quindi ottengano il riconoscimento del 100% dei permessi retribuiti solo se saranno confermati al lavoro (l’esempio si riferisce ad un apprendistato di 4 anni). Si crea una doppia ingiustizia: tra apprendisti nuovi e vecchi e tra lavoratori qualificati e apprendisti i quali, contrariamente alla storia dei rapporti di lavoro e al buon senso, avranno un orario di lavoro più lungo.

 

La FILCAMS/CGIL non si è sottratta dal tavolo delle trattative che si è sviluppato in questi 19 mesi, ma a fronte di questi contenuti ha ritenuto necessario chiedere una sospensione della trattativa, come previsto dal regolamento concordato precedentemente con FISASCAT e UILTUCS.
Purtroppo a seguito di questa nostra richiesta FISASCAT e UILTUCS hanno deciso di firmare in via separata l’ipotesi di accordo.
E’ certamente assai anomalo che in questo testo manchi proprio la sigla dell’organizzazione sindacale maggiormente rappresentativa del settore e che la firma sia stata apposta dalle altre organizzazioni esattamente nel momento in cui la FILCAMS ha chiesto una sospensione, possibilità questa prevista dal regolamento sottoscritto anche dalle altre due sigle sindacali.

Nonostante questo siamo persuasi che la soluzione al problema creatosi sarà data dai lavoratori.
La FILCAMS ha già posto a FISASCAT e UILTUCS la necessità di arrivare ad una consultazione dei lavoratori unitaria, certificata e vincolante, come peraltro previsto dal regolamento sottoscritto unitariamente all’inizio della vertenza per il rinnovo del CCNL.
Dobbiamo procedere definendo insieme modalità e tempi per sottoporre al giudizio di tutti i lavoratori del Commercio l’accordo che hanno firmato da sole FISASCAT e UILTUCS. In questo modo saranno i diretti interessati ad esprimere un giudizio sui contenuti che non ci convincono, approvando o rigettando il testo sottoscritto da FISASCAT e UILTUCS.

 

La FILCAMS/CGIL ha quindi predisposto un sito web www.contrattoseparato.com che vuole essere punto di riferimento e collettore di notizie sullo sviluppo e sull’andamento di questo travagliato rinnovo del CCNL. Crediamo che in questo modo si faccia un buon servizio di informazione a tutti i lavoratori.

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lun

25

ago

2008

PERCHE' LA SIGLA DELL'ACCORDO SEPARATO DEL COMMERCIO E' ILLEGITTIMA

Perché in pratica, in un solo colpo, sono state disattese le regole unitariamente definite da FILCAMS, FISASCAT e UILTUCS sul come procedere nella vertenza per il rinnovo contrattuale.

 

  • Le 3 organizzazioni sindacali si erano impegnate a sottoscrivere unitariamente l'ipotesi di accordo.
  • Le 3 organizzazioni sindacali si erano impegnate ad una sottoscrizione dell'ipotesi di accordo solo in seguito ad una valutazione da svolgersi con la delegazione trattante. Questa valutazione è stata del tutto omessa.
  • Le 3 organizzazioni sindacali si erano impegnate ad una riconvocazione nazionale dei quadri e delegati in caso di discrepanza tra piattaforma negoziale ed ipotesi di accordo. Date le macroscopiche differenze verificatesi su apprendistato e lavoro domenicale / festivo, la FILCAMS ha richiesto questa riconvocazione, ma tale richiesta, peraltro senza motivazioni, non è stata accolta.
  • Le 3 organizzazioni sindacali si erano impegnate alla sospensione del negoziato, fino ad un massimo di 45 giorni, nel caso una qualsiasi delle organizzazioni lo richiedesse. La FILCAMS ha fatto tale richiesta, limitandola a 10 giorni, ma non è stata soddisfatta.
  • Le 3 organizzazioni sindacali hanno previsto nel regolamento che l'ipotesi di accordo venga sottoposta al voto certificato dei lavoratori. E' immediata la conseguenza che la sottoscrizione dell'ipotesi di accordo deve ritenersi condizionata all'esito di tale votazione che non può in alcun modo essere omessa.

 

L'evidente violazione di queste norme, precedentemente concordate, rende di conseguenza invalida la stipula dell'accordo perché realizzata da sole 2 organizzazioni sindacali (FISASCAT CISL e UILTUCS UIL) prive del valido mandato negoziale. Di conseguenza l'illegittimità del testo negoziale potrà autorizzare ogni lavoratore a richiedere in via giudiziale la disapplicazione della parte giuridica del CCNL, non essendo stata sottoscritta da organizzazioni sindacali legittimate (va comunque segnalato che la parte economica è garantita dagli articoli 36 della Costituzione e 2099 del Codice Civile).

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gio

21

ago

2008

FIGLI DI UN DIO MINORE: LA STAMPA DIMENTICA IL COMMERCIO

Già in occasione delle mobilitazioni per gli scioperi di Novembre e Dicembre 2007 e di Marzo 2008 la stampa ed i telegiornali non hanno certo brillato per articoli che dessero risalto alle rivendicazioni dei lavoratori del commercio. Addirittura un noto quotidiano nazionale "Il Resto del Carlino", nella sua edizione modenese, raccontava di uno sciopero del 21 Marzo 2008 poco partecipando, non accorgendosi che molte attività commerciali erano rimaste chiuse e quelle aperte non erano riuscite a garantire nemmeno il minimo di servizi al cliente. Tanto che le code alle casse hanno costretto molti consumatori a lasciare il carrello della spesa in corsia.

Quindi non stupisce che a seguito dell'accordo separato, sottoscritto da CISL, UIL, Confcommercio e Confesercenti, il giornalismo italiano non si sia interrogato su quanto accaduto. Non lo hanno fatto i giornali tradizionalmente vicini ai lavoratori, ma non lo hanno fatto nemmeno i giornali tradizionalmente vicini ai datori di lavoro. Tutti se la sono cavata con scarni articoletti che dicevano poco più delle diverse posizioni dei sindacati. Mancanza di spazio? Forse, ma va pure detto che anche nelle edizioni on line dei quotidiani non è uscito nulla di più.

 

In compenso trova ampio risalto sulla stampa nazionale il segretario generale della CISL, Raffaele Bonanni, che teorizza la necessità di arrivare alla conclusione rapida della trattativa sulla riforma del modello contrattuale perché questo andrebbe a vantaggio dei lavoratori. Bonanni sostiene, coerentemente con la piattaforma unitaria della riforma del modello contrattuale, la necessità che i contratti di secondo livello vengano valorizzati.

Evidentemente le scarse notizie di stampa hanno fatto sì che Bonanni non si accorgesse che l'accordo sottoscritto dalla FISASCAT CISL va nella direzioni esattamente opposta, definendo nel CCNL un argomento tipico della contrattazione di secondo livello: il lavoro domenicale.

Peraltro Bonanni omette nelle sue interviste tutta la parte relativa alla democrazia: ogni accordo collettivo deve passara attraverso una consultazione certificata dei lavoratori. Su questo è in linea con FISASCAT che sul contratto del commercio non ha ancora risposto alla richiesta della FILCAMS di procedere ad una consultazione certificata e vincolante dei lavoratori. Scherzi della stampa estiva...

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mer

13

ago

2008

SOTTO L'OMBRELLONE

E' davvero assordante il silenzio attorno al contratto separato del commercio.
Certo, ad agosto è normale. Tanti sindacalisti sono in ferie. I siti sindacali sono anch'essi in ferie.
Quello di Fisascat è ancora fermo ai comunicati dei giorni successivi alla firma, mentre quello di Uiltucs riporta ancora i violenti insulti rivolti dal suo segretario generale alla CGIL.
Per ciò che ci riguarda il sito nazionale della Filcams riporta, con scarsissima vivacità, alcuni recenti comunicati di protesta da parte di RSU e lavoratori del commercio.
Sembrano rinviate a settembre chiare espressioni in merito al quesito principale che in tanti (anche sulle spiagge) si stanno ponendo: potranno i lavoratori e le lavoratrici del commercio esprimersi col voto sull'accordo separato sottoscritto da Fisascat e Uiltucs?
Filcams lo ha già ripetutamente richiesto, ma Fisascat e Uiltucs non hanno ancora risposto.
Forse perché troppo impegnate sotto l'ombrellone con la Settimana Enigmistica?

settimana enigmistica
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mar

12

ago

2008

PETIZIONE ON LINE SULL'ACCORDO SEPARATO: LE RAGIONI DEI LAVORATORI DEL COMMERCIO

La piattaforma che CGIL, CISL e UIL hanno varato sulla riforma del modello contrattuale contiene un paragrafo legato alla democrazia nei luoghi di lavoro. Il testo prevede che qualsiasi contratto collettivo deve essere validato o rigettato da una votazione certificata dei lavoratori che sono interessati dall'accordo stesso. Del resto chi sarebbe così avventato da sottoscrivere un accordo e poi non peritarsi che quell'accordo sia gradito ai lavoratori a cui sarebbe applicato?
Speriamo che nessuno abbia queste tentazioni autoreferenziali e autolesioniste tra le due organizzazioni FISASCAT e UILTUCS che hanno sottoscritto da sole l'ipotesi di accordo per il CCNL Terziario, Distribuzione, Servizi.
Autoreferenziali perché è evidente che firmare senza verificare se i lavoratori gradiscono i contenuti di quell'accordo significa non tenere in considerazione i lavoratori stessi.
Autolesioniste perché è altrettanto evidente che organizzazioni sindacali che sottoscrivono accordi che non rispecchiano le aspettative dei lavoratori che rappresentano sono destinate a soccombere. Faranno altre cose, ma certamente non faranno sindacato.
Per evitare questi due clamorosi autogol la FILCAMS di Modena ha avviato una petizione on line all'indirizzo

http://firmiamo.it/consultazione-unitaria-lavoratori-commercio

Lo scopo di questa racolta di firme è quello di evitare che vi siano "distrazioni" e che qualcuno possa ritenere, a torto, che la consultazione dei lavoratori possa essere evitata.

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sab

09

ago

2008

ACCORDO SEPARATO DEL COMMERCIO: QUALI SONO GLI ERRORI

L'accordo separato del commercio ha in se alcuni errori di merito ed un errore di metodo. Comunque lo si voglia girare questi errori rafforzano l'idea che l'accordo separato non è una buona cosa per i lavoratori, perché li divide e crea problemi che possono propagarsi ben oltre il contratto del commercio.

 

Sul metodo crediamo sia assai grave la scelta politica posta in essere da Fisascat CISL e Uiltucs UIL di rompere il fronte sindacale, apponendo la firma all'accordo, nonostante la Filcams CGIL avesse chiesto 10 giorni di tempo per effettuare le assemblee nei posti di lavoro per informare e consultare i lavoratori su quanto Confcommercio richiedeva. Appare soprendente che Fisascat e Uiltucs si siano defilate da questa consultazione dei lavoratori nel momento in cui la Filcams ha chiesto di fare le assemblee unitarie. Di conseguenza è singolare che le firme siano state prodotte in tempi così ravvicinati, cioè il momento immediatamente successivo alla sospensione di 10 giorni chiesta da Filcams. Qualcuno direbbe che sorge spontanea una domanda: come mai tanta fretta? Attendiamo le risposte di Fisascat e Uiltucs, che nei comunicati fatti circolare immediatamente dopo la firma evitano accuratamente di spiegarci perché tanta fretta.

 

Nel comunicato Fisascat si afferma candidamente che non ci si può alzare dal tavolo adducendo la necessità di parlare con i lavoratori quando non si hanno novità significative e proposte finali definitive. Poi nel giro di un giorno tali novità significative sono state prodotte e le proposte finali definitive si sono materializzate convincendo Fisascat alla firma.

 

Nel comunicato Uiltucs si smentisce innanzitutto la Fisascat dicendo che si era già vicini alla firma prima dello sciopero del 21 Marzo 2008. Quindi secondo Uiltucs già in quel momento eravamo in presenza di novità significative e proposte finali definitive. Appare strano che Fisascat non lo avesse colto insieme alla Filcams. Ma nel comunicato di Uiltucs si va ben oltre con toni pesanti ed insultanti che si commentano da soli. Francamente queste parole non fanno bene al movimento sindacale, come non fanno bene all'immagine di chi sostiene di fare sindacato e di volerlo fare in modo unitario.


Sul merito la Filcams ha sollevato seri problemi che non possono essere liquidati come "demagogia sparsa a piene mani". L'accordo sottoscritto da Fisascat e Uiltucs discrimina i giovani apprendisti innalzando gli orari di lavoro tramite l'azzeramento dei permessi per la prima metà del periodo di apprendistato ed il dimezzamento per la seconda metà. In pratica gli apprendisti avranno lo stesso monte permessi dei colleghi solo nel momento in cui raggiungono la qualifica e vengono confermati dall'azienda. Non è secondario ricordare che tutto questo avviene a parità di salario, creando una discriminazione notevole tra apprendisti "anziani" (assunti anche poco prima di luglio 2008) che hanno i permessi e apprendisti "giovani" (assunti poco dopo luglio 2008) che non hanno i permessi.

A questo va aggiunto che con questo contratto si rende obbligatorio il lavoro domenicale per 26 tra domeniche e festività nell'arco di un anno, riducendo gli spazi di contrattazione di secondo livello. L'esatto contrario di quanto inserito nella piattaforma unitaria che CGIL, CISL e UIL hanno varato per la riforma del modello contrattuale. Ma pure l'esatto contrario di quanto scritto da Filcams, Fisascat, Uiltucs nella piattaforma del commercio varata a Dicembre 2006. Semplice distrazione delle federazioni del commercio di CISL e UIL?

 

Per concludere ricordiamo che nella piattaforma unitaria di CGIL, CISL e UIL si identifica nella consultazione dei lavoratori una verifica democratica e certificata dei contratti collettivi sottoscritti come elemento di valorizzazione dell'accordo stesso. Stupisce che le federazioni del commercio di CISL e UIL abbiano deciso di procedere alla firma senza riservarsi una preventiva verifica con i lavoratori. Confidiamo che non proseguano nell'errore e che decidano di procedere a Settembre 2008 con una consultazione unitaria, certificata e vincolante di questo accordo separato.

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ven

08

ago

2008

AVVIATO IL BLOG DI CONTRATTOSEPARATO.COM

Il collettivo di contrattoseparato.com avvia in forma sperimentale il blog.

 

La nostra idea è quella di dedicare questo strumento alla discussione più ampia possibile ed agli approfondimenti che prevedano il contributo di tutti coloro che vorranno e potranno partecipare. Pensiamo che questo sia un buon modo per tentare di uscire dalla situazione assai complessa in cui ci troviamo.

altan poteva andare peggio
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